Salute in Sicilia, donne più longeve degli uomini ma si ammalano di più

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La donna siciliana vive più a lungo degli uomini (83,4 anni contro i 78,7 dei maschi), ma si ammala anche di più. Nelle statistiche l’Isola è in fondo alla classifica. Va peggio solo in Campania (83 anni) e la Sicilia è al di sotto della media nazionale che si attesta a 84,5 anni. Gli uomini siciliani vivono in media 78,7 anni contro i 79,4 della media nazionale. La speranza di vivere in buona salute della donna siciliana è di 6 anni e mezzo una volta compiuti i 65 anni. Il dato degli uomini è di 7,9 anni. È quanto è emerso durante la tavola rotonda “Salute e benessere della donna”, che si è svolta nella Sala Gialla del Palazzo dei Normanni, a Palermo, nell’ambito del convegno nazionale dal titolo ”Innovazioni terapeutiche nella pratica clinica endocrino ginecologica e ostetrica”. Tra le patologie che colpiscono maggiormente le donne che vivono nell’Isola ci sono le ischemie del cuore: 478 casi per 100 mila abitanti contro una media nazionale che si ferma a 344 casi. I dati peggiori, ancora una volta, si registrano in Campania. Incoraggianti, invece, i numeri sull’incidenza dei tumori maligni nella popolazione femminile siciliana: 284 casi per 100 mila abitanti. È il dato più basso d’Italia, ben al di sotto delle regioni del Nord Italia che contribuiscono a fare schizzare la media nazionale oltre i 400 casi per 100 mila abitanti. Negli ultimi anni, però, in virtù della globalizzazione stiamo perdendo il vantaggio sulle regioni settentrionali. Complici, soprattutto, le abitudine negative, tra cui il fumo che ha segnato l’incremento dei tumori al polmone.

Decisiva resta l’attività di prevenzione. Ad esempio, gli screening, sempre più capillari, hanno diminuito l’incidenza dei tumori mammari. La stessa cosa non può dirsi, invece, per la copertura vaccinale per il Papilloma virus che si ferma al 51,3 per cento della popolazione contro una media nazionale del 66%, anche se di recente si assiste ad un’inversione di tendenza. Il punto fondamentale è il cambiamento della prospettiva di analisi. ”La medicina ab origine ha avuto un’impostazione androcentrica – spiega il ginecologo e presidente del convegno, Domenico Gullo – relegando la salute femminile agli aspetti riproduttivi. Gli studi clinico farmacologici sono stati compiuti sugli uomini adattandone i risultati alla donna senza considerare che le peculiarità anatomo funzionali ormonali influenzano l’insorgenza e l’evoluzione delle malattie.

Dagli anni ’90 a livello internazionale – aggiunge – si è registrata una profonda evoluzione con un approccio mirato a studiare l’impatto del genere e delle sue variabili (biologiche, ambientali, culturali, socio economiche) sulla fisiologia e sulla fisiopatologia delle malattie garantendo così a tutti, uomini e donne, il miglior approccio clinico, diagnostico e terapeutico”. ”La conoscenza dei bisogni di salute e delle specifiche necessità del genere femminile in ambito sanitario assistenziale – conclude Gullo – è imprescindibile strumento per la pianificazione degli interventi, l’organizzazione dei servizi e la definizione delle strategie preventive individuando le differenze regionali che permangono marcate in termini di distribuzione del benessere, accessibilità e appropriatezza dei servizi offerti, con il Meridione e le Isole in posizione nettamente svantaggiata rispetto al Centro e al Nord”. (Adnkronos)