Jobs act, ok alla Camera, Pd spaccato: tra dissidenti Iacono e Capodicasa

Maria Iacono e Angelo Capodicasa alla Camera
Maria Iacono e Angelo Capodicasa alla Camera
Via libera dell’Aula della Camera al Jobs act. Il testo e’ stato approvato con 316 si’, 6 no e 5 astenuti. Il provvedimento ora torna al Senato. Al momento del voto, tutte le opposizioni hanno lasciato l’Aula in segno di protesta. Al voto non ha partecipato neanche la minoranza del Pd. Per una serie di problemi e critiche, “insieme a una trentina di colleghi non possiamo dare il nostro assenso alla legge delega”, ha annunciato l’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina. La componente Pd guidata da Pippo Civati ha votato no, come pure hanno fatto Francesco Saverio Romano (Forza Italia) e Gianni Melilla (Sel). Scelta opposta e’ stata fatta da mentre Massimo Corsaro (Fratelli d’Italia-An), che in dissenso dal gruppo ha scelto il si’. Considerando i 4 deputati Pd restati in aula per votare no, i 30 usciti dall’aula e i 6 assenti giustificati, ammonta a 40 il numero dei mancati si’ dem al Jobs act. Nei giorni scorsi la commissione Lavoro aveva approvato gli emendamenti che recepivano l’accordo tra il governo e parte della minoranza del Pd sullo Statuto dei lavoratori. Ma i malumori nella minoranza dem non si erano placati. Ieri, 17 parlamentari democratici avevano votato con Sel un emendamento per ripristinare l’articolo 18. I deputati del Pd che hanno scelto di non partecipare al voto hanno esposto le loro ragioni in un documento nel quale si legge: “Alla fine di una discussione seria e che rispettiamo, noi non possiamo votare a favore del Jobs act. Abbiamo apprezzato l’impegno della commissione Lavoro della Camera e riconosciuto i passi avanti compiuti su singole norme. Tuttavia, l’impianto complessivo del provvedimento rimane non convincente”. Il documento e’ firmato da Roberta Agostini, Tea Albini, Ileana Argentin, Rosy Bindi, Massimo Bray, Francesco Boccia, Marco Carra, Angelo Capodicasa, Susanna Cenni, Eleonora Cimbro, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Gianni Farina, Stefano Fassina, Paolo Fontanelli, Filippo Fossati, Carlo Galli, Monica Gregori, Maria Iacono, Francesco Laforgia, Gianna Malisani, Margherita Miotto, Michela Marzano, Michele Mognato, Barbara Pollastrini, Maria Grazia Rocchi, Alessandra Terrosi, Giuseppe Zappulla, Davide Zoggia. Pippo Civati, nel corso delle dichiarazioni finali, ha espresso il suo “profondo dissenso sul provvedimento”, confermando che avrebbe votato ‘no’ al ddl. – Fassina, poi, in una conferenza stampa con tutta la minoranza dem ha rincarato la dose: “Le parole di Renzi in queste settimane non hanno aiutato: delegittimare chi rappresenta milioni di lavoratori non aiuta la pace sociale e alimenta tensioni sovversive e corporative”. (ilVelino)