Napolitano si è dimesso: “Torno a casa, restate uniti per le riforme”




25 Aprile Festa della Liberazione

Alla fine, come sempre, sono i bambini a infischiarsene delle regole e ad andare al sodo. Ed e’ una bimba, in piazza del Quirinale per la manifestazione della Polizia di Stato ‘Una vita da social’, a chiedere a Giorgio Napolitano se sia contento di tornare a casa sua. Il Presidente della Repubblica, di ritorno dal commiato con la sua Guardia, i Corazzieri, le risponde con altrettanta franchezza: “E certo che sono contento di tornare a casa”. Perche’, prosegue Napolitano come le spiegherebbe un nonno piu’ che l’unico Capo dello Stato che abbia servito, sia pur in parte, per un doppio mandato, “qui si sta bene, e’ tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco”. Sono gli ultimi adempimenti ufficiali di Napolitano, insieme alla visita di ringraziamento al Reggimento dei Corazzieri e al saluto al personale del palazzo. Ai ragazzi davanti al Quirinale, il Presidente rivolge un augurio che e’ diretto a tutto il Paese: “Che sia unito e sereno”. Un augurio che riecheggia le esortazioni lanciate con insistenza a cittadini, forze politiche e forze sociali per tutti i quasi nove anni di mandato. Un’esortazione ora ancor piu’ pressante dopo la tragedia di Parigi. “Anche perche’ – osserva infatti – viviamo in un mondo molto difficile. Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa e’ successo in un Paese vicino e amico come la Francia. Siamo molto incoraggiati dalla straordinaria manifestazione di Parigi pero’, insomma, sempre essendo attenti a stare in guardia e a non fare allarmismo, dobbiamo essere molto consapevoli della necessita’, pur nella liberta’ di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessita’ di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti piu’ critici, la sua fondamentale unita’”.

Dimissioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: l’unico rieletto due volte

Di fatto, la concretizzazione del profilo dell’inquilino del Colle che, negli stessi momenti, Matteo Renzi affida ai giornalisti, nel corso della conferenza stampa a Strasburgo con cui si chiude il semestre Ue di presidenza. “Posso dire che la Costituzione definisce un profilo del Presidente della Repubblica: un arbitro saggio, non un giocatore di una delle due squadre, come in altri ordinamenti”. Parole da un certo punto di vista ‘obbligate’ ma comunque indicative di un metodo. “In Italia e nel sistema tedesco o in altri ordinamenti – ribadisce il presidente del Consiglio – e’ un arbitro con rilevanti responsabilita’ nella vita quotidiana, e rilevantissime – sottolinea – in alcuni momenti storici e come tali noi dovremo individuare una personalita’ di grande livello”. Sono le questioni che impegneranno la politica ormai da domani. Per quello che riguarda Renzi e il Pd, la segreteria e’ convocata domani alle 7,30. Giovedi’ mattina invece Renzi incontrera’ i senatori Dem, in vista dell’esame dell’Italicum e venerdi’, alle 15, si riunira’ la direzione. E la minoranza interna non depone le armi, proprio a cominciare dalla partita sul Quirinale: “Credo che Renzi abbia il dovere di proporre il profilo di un presidente indipendente, che parli a tutti gli italiani, un garante delle istituzioni del paese e non del Patto del Nazareno”, dice Alfredo D’Attorre. Di certo c’e’ solo che domani alle 10,30 Napolitano lascera’ il palazzo del Quirinale dopo otto anni e tre quarti e che il giorno dell’elezione del suo successore ci sara’ anche la sua di scheda nell’urna. Altre certezze al momento non ce ne sono. La vera trattativa partira’ ufficialmente da venerdi’, ma gia’ Matteo Renzi ha messo in campo una squadra di fedelissimi a sondare gli umori su due fronti: Pd e Forza Italia. Oltre ai nomi, per adesso, si sta cercando di individuare un profilo che possa tenere insieme l’unita’ dei dem e il patto del Nazareno, senza dimenticare la maggioranza di governo e qualche fuoriuscito grillino. Per questo si pensa a un politico (uno dei due suggerimenti giunti dal Colle insieme a quello di una standing internazionale) anche se si preferirebbe un esponente democrat che non ricopra attualmente nessun incarico e abbia una visione piu’ d’insieme di tutto il quadro politico. In Transatlantico si fanno nomi e cognomi, ogni giorno il borsino segna salite e discese. Ma il retropensiero di piu’ d’uno e’ che le carte resteranno coperte ancora a lungo, e che solo a ridosso delle votazioni, a fine gennaio, Renzi tirera’ fuori il coniglio dal cappello. (AGI)