Quirinale, Renzi: “Siamo in una botte di ferro”, Alfano cede al pressing




boschixxSiamo in una botte di ferro. A fine giornata Matteo Renzi tira le somme con i suoi; dal Pd c’e’ la convinzione che il traguardo oltre i 600 voti sara’ raggiunto facilmente. Sono scesi in campo tutti i ‘big’ di Largo del Nazareno per sgrombrare il campo sul risultato di domani: prima Maria Elena Boschi e Lorenzo Guerini, poi Luca Lotti, infine lo stesso Matteo Renzi.

Restano i dubbi di Silvio Berlusconi, non legati tanto alla figura di Sergio Mattarella, quanto alla possibilita’ di continuare il percorso di riforme con Renzi. Di lui non mi fido piu’, ha spiegato il Cavaliere ai fedelissimi. La partita sul Quirinale e’ iniziata a dicembre: il Cavaliere – spiegano fonti azzurre – sente Renzi al telefono, i due convengono per un profilo non ex ds e di ripartire dalla terna di Bersani nel 2013: ovvero Marini, Mattarella, Amato. Il Cavaliere da l’ok anche alla candidatura del giudice costituzionale, poi pero’ in ballo c’e’ la legge elettorale: in cambio del sostegno pieno all’Italicum l’ex premier chiede un proprio candidato per il Colle. Fonti dell’esecutivo negano: Renzi anche dopo il vertice Berlusconi-Alfano-Cesa – viene spiegato – ha ribadito che il nome lo avrebbe fatto lui, senza pregiudiziali ne’ veti. Ma ormai FI-Ap decidono di puntare su Amato-Casini e la ‘scommessa’ e’ persa.

“Se la terna era Mattarella, Fassino o Veltroni ci mettevate in difficolta’”, spiegava oggi un esponente dem ad un capogruppo azzurro. Ora dopo il lavoro di Renzi domani dovrebbe arrivare la fumata bianca. L’incontro decisivo e’ stato proprio tra il premier e Alfano: ha giocato in primis il ruolo istituzionale del leader Ncd, un ministro dell’Interno – questo il ragionamento svolto dai vertici di largo del Nazareno – non puo’ non votare un presidente della Repubblica. C’e’ chi parla anche di ipotesi messe sul campo per il domani: un ‘Mattarellum’ per il voto anticipato con Pd, Sel e Movimento 5 stelle o addirittura voci di richiesta di passi indietro del responsabile dell’Interno. Fatto sta che a giocare un fattore determinante e’ stata la paura, soprattutto dei senatori, di un salto nel buio. Lo stesso Mattarella ha chiamato molti siciliani dei vari schieramenti, da Pd a Gal, da Ncd a FI: un ringraziamento per il sostegno che gli era gia’ stata promesso da chi lo ha conosciuto. La ‘sicilitudine’ trasversale in Parlamento: “Anche io lo voterei”, dice Piero Grasso. E ora all’orizzonte si profila un rimpasto in tempi brevissimi, con l’ipotesi di Anna Finocchiaro (con la delega alle Riforme) al posto dimissionaria Lanzetta e non e’ escluso anche qualche cambio nella compagine governativa.

Il film della giornata si apre con il travaglio in Ncd, ma soprattutto con lo psicodramma in FI. Di primo mattino ai parlamentari azzurri Paolo Romani indica di non partecipare al quarto scrutinio e annuncia poi un ufficio di presidenza. Ma Berlusconi non c’e’, molti senatori e deputati non sono d’accordo, qualcuno avrebbe voluto che il Cavaliere si fosse ‘intestato’ il nome di Mattarella gia’ ieri. Lo stesso Berlusconi, dicono fonti parlamentari azzurre, avrebbe confidato ai suoi di aver esagerato. “Dobbiamo ragionare”. Ed ancora: “Il problema non e’ Mattarella, e’ che non posso piu’ fidarmi”.

Parte il pressing Pd nei confronti di Alfano, impensabile che un ministro dell’Interno esca dall’Aula. Renzi promette alla degelazione Pd un documento di condivisione della candidatura: Mattarella come ‘prescelto’ dalla maggioranza e per le riforme. Nel frattempo il premier arriva alla Camera: si fanno i conti, si contano al massimo quaranta franchi tiratori, non di piu’. Ma la questione e’ legata anche al dopo-Mattarella: si crea un problema per la legislatura se Ncd si sfila. Del resto molti esponenti di Ap chiedono ad Alfano di causare dopo il voto una crisi di governo, di tenersi in ogni caso le mani libere. L’rritazione del ministro c’e’, anzi e’ proprio la delegazione al governo a mantenere duro. Con Quagliariello che parla della mossa di Renzi come di una sfida aperta per il voto. Lo stesso Brunetta evoca elezioni anticipate; “chi si sfila dall’esecutivo dovra’ spiegarlo al Paese”, e’ l’aut aut dei vertici dem. Che considerano la mossa di FI come un segnale di rottura del patto.

Sul tavolo, pero’, ci sono i provvedimenti ancora da approvare, come la riforma fiscale e, qualcuno da FI, sussurra possibili conseguenze sulle tv del Cavaliere. In ogni caso un vertice Alfano-Verdini-Casini-Cesa a palazzo Giustiniani riapre i giochi. Ncd tentenna, aspetta la dichiarazione di Renzi. “Ci sia ampia convergenza”, e’ l’appello del segretario del Pd. Il fronte del centrodestra si spacca: mentre Ncd apre, FI vira sulla scheda bianca. “La notte e’ lunga…”, dice pero’ in serata Paolo Romani. “Quel che e’ sicuro – riassume un ‘big’ azzurro – e’ che Renzi ha perso la fiducia di tutti, ora prima di dirgli di si’ ad ogni cosa ci penseremo non una, ma mille volte…”. (AGI)