La “sicilitudine” di Sergio Mattarella a un passo dal Quirinale




mattarelladBasta sentire Piero Grasso per capire quanto, soprattutto in queste occasioni, la Sicilia unisce invece di dividere. “Mi dispiace non poterlo fare, io lo voterei di corsa”, ha spiegato ai suoi collaboratori il presidente del Senato che da qualche giorno si e’ trasferito a palazzo Giustiniani per assumere temporaneamente le funzioni di Capo dello Stato. Era giudice di turno quando mori’ Piersanti Mattarella, procuratore capo di Palermo era Gaetano Costa (che fu poi assassinato) e Grasso era alla prima indagine di mafia. Ogni anno il 6 gennaio si reca in via Liberta’ a Palermo per l’anniversario. A parlare di Sergio Mattarella ieri e’ stato anche Angelino Alfano che ai suoi ha ricordato come il primo comizio a cui ha assistito e’ stato proprio quello dell’attuale giudice della Corte Costituzionale. Non a caso i parlamentari vicini al responsabile dell’Interno raccontano come l’attuale ministro dell’Interno stia comunque vivendo con sofferenza questo passaggio.
Si e’ sempre parlato di ‘silicitudine’, un termine coniato da Leonardo Sciascia e che nell’Enciclopedia Treccani e’ spiegato cosi’: “insieme delle consuetudini, della mentalita’ e degli atteggiamenti tradizionalmente attribuiti ai siciliani”. Un termine che vale – e soprattutto – per la politica. E allora non e’ un caso che, secondo quanto viene riferito, il candidato alla presidenza del Consiglio abbia chiamato in queste ore i parlamentari siciliani. Innanzitutto del Pd.

Lo conferma anche Giuseppe Lauricella: “Si’, mi ha chiamato per ringraziarmi del sostegno”. Da sempre la Sicilia e’ considerato un laboratorio politico, “da quando – ricorda lo stesso Lauricella – nacque il primo esperimento di centrosinistra, proprio in Sicilia, in provincia di Agrigento”. Ma Mattarella ha chiamato, oltre ad altri esponenti dem, anche molti siciliani di Ncd e alcuni di FI, riferiscono fonti parlamentari. Tra questi Giuseppe Castiglione e Salvatore Torrisi (Ncd) e Antonio Scavone di Gal. “C’e’ un senso di appartenenza t

    ra noi siciliani in Parlamento, e’ inutile negarlo”, afferma Lauricella. Una spiegazione la fornisce anche Carlo Vizzini che Berlusconi e Alfano li conosce bene: “Come si fa a non votare Mattarella? Rappresenta la lotta alla mafia, la primavera di Palermo, non e’ un mica un signor tessera qualunque…”. (AGI)