Archeologia, spunta un fossile di elefante nano all’ospedale di Ragusa

Elefante nano (Elephas Palaeoxodon) Falconeri) al Museo archeologico regionale di Siracusa. Foto di Giovanni Dall'Orto
Elefante nano (Elephas Palaeoxodon) Falconeri) al Museo archeologico regionale di Siracusa. Foto di Giovanni Dall’Orto

Nelle lastre di travertino di un reparto dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ibla, il centro storico di Ragusa, sono incastonati i resti fossili di un elefante nano siciliano. A scoprirli il conservatore del Museo civico di storia naturale di Comiso, Gianni Insacco, specializzato in paleontologia, che ha diffuso la notizia e le fotografie. “Li ho notati durante le lunghe attese aspettando la nascita di mio figlio Vittorio, guardando attraverso le finestre il panorama circostante”, racconta Insacco. Nella lastra, in sezione, appaiono “qualche molare, frammenti cranici e incisivi di elefante”.

Si tratta dell’elephas falconeri o elefante nano di Sicilia, il più antico ed il più piccolo tra le due specie di elefante nano siciliano vissuto nel Pleistocene medio, circa 500.000 anni fa. “Le lastre di travertino molto probabilmente – secondo Insacco – provengono da Alcamo (Trapani) dov’e’ conosciuta la presenza già in tempi storici di resti fossili di elephas falconeri, documentata sia dagli scalpellini di Alcamo ma anche da un articolo scientifico di Burgio e Cani del 1988 pubblicato sulla rivista ‘Naturalista Siciliano”. Il fatto che il travertino si formi “a seguito di abbondante deposizione di carbonato di calcio in prossimità di acque sorgive stagnanti”, afferma Insacco, e che gli elefanti “prosperavano in prossimità di queste zone sorgive” da’ la spiegazione dell’inclusione dei resti fossili nella pietra. Insacco auspica che, con i funzionari dell’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa, si possano fare sopralluoghi mirati per arricchire il patrimonio di conoscenze scientifiche del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso. (AGI)