Sicilia: affondata riforma Province all’Ars, resa dei conti per Crocetta




crocettaAffonda la riforma delle province all’Ars. E annaspa il governo Crocetta. In un pomeriggio di ‘follia’, una manciata di minuti è sufficiente per cancellare il disegno di legge governativo. E l’azionista di maggioranza dell’esecutivo, il Pd, attraverso il suo segretario regionale Fausto Raciti, ‘consiglia’ a Rosario Crocetta la convocazione immediata di un vertice di maggioranza. Subito accontentato: “Il voto di oggi – accusa il presidente – è una scelta di grande irresponsabilità. E’ una pagina brutta della storia di un Parlamento che negli ultimi due anni ha mostrato coraggio nel cambiamento e che, in questo caso, vuole mantenere enti intrisi di sprechi. Concordo con il segretario Raciti, occorre subito un vertice di maggioranza. E oggi incontro il presidente dell’Ars e subito dopo i capigruppo della maggioranza”.

Una debacle quella di oggi andata in scena con la formula del voto segreto servito a far passare, l’emendamento soppressivo presentato dal M5s dell’articolo uno del ddl, quello che stabiliva i liberi consorzi dei Comuni e le città metropolitane: 36 voti favorevoli e 22 contrari, con la complicita’ di un drappello di franchi tiratori, cinque, forse sette. “E’ finita la legge”, è stato il commento immediato di uno sgomento presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, “cadono i principi generali. Mi rifiuto di andare avanti”.

Dagli scranni delle opposizioni applausi e grida: “Tutti a casa”. Per alcuni, solo l’antipasto dell’indigesto menu che potrebbe essere servito al governatore nei prossimi giorni, quando dovranno essere votati legge di stabilita’ e bilancio. Breve interruzione dei lavori, poi la ripresa della seduta in una Sala d’Ercole stordita dagli eventi; solo il tempo per Ardizzone di comunicare che si ripartirà domani a mezzogiorno, a questo punto per prorogare i commissari degli enti che scadevano oggi. La via obbligata sembra il ritorno in commissione, come chiedevano già ieri le minoranze, ma intanto le province ripiombano nel caos. E la bomba deflagrata in Assemblea fa male alla maggioranza e a Crocetta.

“Il voto dell’Ars sulla riforma delle Province lascia un segno in questa legislatura, bisogna aprire una riflessione molto seria. A questo punto serve un vertice di maggioranza alla presenza del presidente Crocetta: ci si deve guardare negli occhi, ognuno si deve assumere le proprie responsabilita’, dice il leader siciliano del Pd Raciti a caldo. Che il clima fosse teso anche nella maggioranza era chiaro da tempo. Stamane il deputato del Pd Fabrizio Ferrandelli era stato netto scrivendo al suo segretario regionale: “Abbiamo perso quasi tre anni e adesso rischiamo di mettere a repentaglio il futuro della Sicilia e il profilo del Pd. Con i governi Crocetta poco o nulla e’ cambiato e il Pd non può pagare il prezzo più alto di questa incomprensibile esperienza di governo. E’ arrivato il momento di guardare avanti, di voltare pagina e di arrivare al più presto ai titoli di coda. Metto nelle tue mani le mie dimissioni da parlamentare regionale”.

Per il leader dell’opposizione Nello Musumeci, “e’ evidente che questa legge non piace nemmeno a chi l’ha presentata. Nessuno ha purtroppo il coraggio di sostenere le proprie idee e questo la dice tutta sui comportamenti della maggioranza”. “Governo allo sbando: la bocciatura di oggi mette a nudo la non esistenza di una maggioranza”, conferma il coordinatore Ncd, Giuseppe Castiglione, che chiede che “non si proceda più a strappi ma ci si affidi a una seria pausa di riflessione”. “La maggioranza Pd e l’esecutivo, che hanno tentato di fare passare una legge che null’altro è se non il frutto di un pasticcio, nonostante gli inviti dell’opposizione a dare priorità al bilancio regionale, sono stati puniti”, esulta Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia. E per Salvatore Siragusa (M5s) “speriamo si torni a votare e che si possa dare alla Sicilia un governo diverso da questa armata Brancaleone”. (AGI)