Raffadali, omicidio Giglione senza colpevoli: assolto in appello anche Emmanuele

L’omicidio di Maurizio Giglione, ucciso a fucilate dieci anni fa, almeno per il momento non ha colpevoli. L’unico dei quattro imputati che era stato condannato ieri è stato assolto dalla Corte di assise di appello di Palermo che ha ribaltato il verdetto di primo grado. Si tratta di Maurizio Emmanuele, 41 anni, di Racalmuto. I giudici hanno accolto il ricorso del difensore, l’avvocato Tiziana Cacciatore, che aveva chiesto di cancellare la condanna a 14 anni e 4 mesi di reclusione. Il 21 gennaio dell’anno scorso il gup Alessandra Vella, al termine del processo con rito abbreviato, aveva condannato il racalmutese e assolto gli altri tre imputati: Giuseppe e Silvio Cuffaro, padre e figlio di 78 e 43 anni, e Raimondo Oreto, 35 anni; tutti raffadalesi.

Il pm Brunella Sardoni aveva chiesto 16 anni di reclusione per i Cuffaro e Oreto e quattordici anni per Emmanuele. L’assoluzione dei Cuffaro e di Oreto è diventata definitiva. In appello era imputato il solo Emmanuele. Il cadavere di Giglione è stato trovato il 3 marzo del 2005, dieci giorni dopo la scomparsa, in una zona di campagna fra Raffadali e Montaperto.

La Procura ipotizzava un movente maturato nell’ambito della criminalità spicciola. Pare che la vittima e gli imputati avessero programmato una rapina in un’armeria. Il colpo sarebbe, però, saltato per una soffiata ai carabinieri di cui Giglione, secondo la ricostruzione iniziale dell’episodio, sarebbe stato sospettato di essere l’autore. Emmanuele, invece, dopo l’arresto ha iniziato a collaborare anche se il suo racconto non ha mai convinto fino in fondo. Il racalmutese riferì una versione dei fatti differente. Disse di avere accompagnato Giglione, che non aveva l’auto, in un posto in aperta campagna dove aveva appuntamento con Oreto perché i due avrebbero dovuto organizzare alcune rapine. In realtà, secondo il suo racconto, si sarebbe trattato di un tranello e Giglione, dopo essere sceso dall’auto, sarebbe stato preso a fucilate dai Cuffaro e da Oreto non indicando i dettagli perché, secondo la sua versione, sarebbe fuggito con l’auto dopo avere sentito i colpi.