Mafia, Sciabica confessa 4 delitti eccellenti ma non può essere processato

Confessa quattro omicidi di mafia eccellenti e un agguato fallito con tre feriti ma non può essere processato “perché l’estradizione dalla Germania fu concessa per altri motivi che nulla hanno a che vedere con questi fatti”. L’udienza preliminare nei confronti del pentito Daniele Sciabica è stata azzerata: “Non luogo a procedere per mancanza delle condizioni di procedibilità”. Questa la decisione del gup di Palermo Guglielmo Ferdinando Nicastro che ha accolto l’eccezione formulata all’udienza precedente dall’avvocato Monica Genovese, difensore del pentito. La questione, peraltro, appare di complessa soluzione anche per il futuro. Di conseguenza Sciabica, anche se reo confesso, potrebbe non pagare mai il conto con la giustizia. I quattro omicidi di mafia e i tre tentati omicidi da cui ha tolto il velo di mistero sono maturati nell’ambito della sanguinosa guerra fra Cosa Nostra e Stidda degli anni Ottanta e Novanta.
Il processo era quello per gli omicidi che hanno avuto come vittime anche il padre, lo zio e il nonno del boss Gerlandino Messina. Ad accusarsi di essere stato componente del commando che prese parte ai cinque agguati è stato proprio Sciabica, oggi quarantanovenne, che in quegli anni avrebbe fatto parte del clan stiddaro dei Grassonelli che si scontrò con la famiglia Messina di Cosa Nostra. Il pentito si è accusato di avere preso parte agli omicidi di Gerlando Messina, zio di Gerlandino, avvenuto il 27 agosto del 1985; Giuseppe Messina, padre dell’ex capo provincia, messo a segno l’8 luglio del 1986; Antonio Messina (nonno di Gerlandino), ucciso a Realmonte il 5 agosto dello stesso anno, e di Pietro Gambino, ammazzato da un commando il primo ottobre del 1988. Tre, invece, i tentati omicidi contestati con un unico agguato finito male perché i tre occupanti della 127 raggiunti dalla tempesta di fuoco incrociato – sempre con fucile e pistole come negli altri episodi – si sono salvati pur restando feriti perché la loro auto è finita in un fossato. Si tratta di Domenico Gambino, Alfonso Cutaia e Salvatore Cucchiara.