Agrigento, ‘spese pazze’ e promozioni illegittime all’Asi: chieste due condanne e un’assoluzione

La grande abbuffata del consorzio Asi dove i componenti del consiglio direttivo si aumentavano gli stipendi e si promuovevano da soli”: per il pm Andrea Maggioni quasi tutti gli imputati devono essere condannati e rinviati a giudizio. Questo l’esito della requisitoria di ieri mattina davanti al gup Stefano Zammuto. Una sola richiesta di assoluzione riguarda Giuseppe Sorce, 57 anni, secondo cui “il fatto non costituisce reato”. In sostanza secondo il pm mancherebbe il dolo. Per il principale imputato, l’avvocato Stefano Catuara, ex presidente del consorzio Asi, è stata chiesta la condanna a 3 anni e 4 mesi. Per una singola imputazione di truffa, relativa all’avere ottenuto un rimborso ritenuto illegittimo per le spese di una trasferta a Milano, Maggioni ha proposto l’assoluzione. Un anno di reclusione per Salvatore Callari, 52 anni, dirigente del consorzio. Per tutti gli altri è stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio. Si tratta di Maurizio Bonomo, 41 anni; Eugenio Esposto, 63 anni, Salvatore Gangi, 66 anni, e Filippo Siracusa, 43 anni, ex componenti del consiglio direttivo come Sorce, e del dirigente Rosario Gibilaro, 58 anni. Bonono ed Esposto in un primo momento avevano annunciato l’intenzione di essere giudicati con il rito abbreviato. Poi ci hanno ripensato e ieri il pm ha chiesto di mandarli a processo. Per altri tre indagati – Girolamo Cutrone, 52 anni; Francesca Marcenò, 54 anni; e Antonino Casesa, 55 anni – era stato disposto alla prima udienza lo stralcio delle posizioni per un difetto di notifica.

Il pm Andrea Maggioni contesta i reati di abuso di ufficio, truffa e peculato. Diversi i filoni di indagine, scaturiti dalle denunce dell’ex commissario straordinario Alfonso Cicero, definito in maniera un po’ colorita dal pm “il Robespierre” della situazione, che hanno portato anche a un processo contabile e a diversi contenziosi davanti al giudice del lavoro. Esposto, Gangi e Siracusa (Catuara era il presidente, Gibilaro il dirigente amministrativo, gli altri componenti del comitato direttivo) sono accusati di avere provocato a loro stessi e ad altri “un ingiusto vantaggio patrimoniale attraverso la rideterminazione in aumento dei compensi”. Un’altra contestazione riguarda la promozione a direttore generale di Casesa, ritenuta illegittima perché avvenuta “in violazione della deliberazione con cui si stabiliva il divieto di procedere a promozioni”.