Giustizia, futuri giuristi siciliani in ‘missione’ a Strasburgo al Consiglio d’Europa

Il 31 Marzo 2015 io ed altri miei colleghi del IV anno della facoltà di giurisprudenza della LUMSA di Palermo, abbiamo partecipato alla sesta edizione del progetto “Sulla via di Strasburgo” ideato dal docente di diritto processuale penale, Antonino Pulvirenti, e dall’avvocato Marco Lo Giudice. Tale iniziativa prevedeva, innanzitutto, la visita al Consiglio D’Europa: un’organizzazione internazionale, che conta oggi 47 Stati membri, e che ha lo scopo di promuovere i diritti umani e la ricerca di soluzioni ai problemi dell’Europa. In tale occasione, abbiamo avuto modo di confrontarci con il giurista Zaffuto su alcune tematiche penalistiche soffermandoci, ad esempio, sul reato di tortura; un reato che è previsto nel codice penale militare, ma non ancora nel codice Rocco. Ciò provoca dei vuoti normativi e la difficoltà, per gli operatori del diritto, di condannare soggetti che pongono in essere condotte che sembrerebbero integrare tale reato, ma che, al momento, devono rimanere impunite in assenza di una norma di riferimento. Il Consiglio d’Europa condanna tali condotte e ciò, non a caso, ha trovato conferma nella recente sentenza di condanna della Corte europea nei confronti dell’Italia, imponendo a quest’ultima di intervenire dal punto di vista legislativo.

Ci siamo poi recati presso la Corte europea dei diritti dell’uomo e abbiamo assistito all’udienza della Grande Camera relativa al caso “Biao contro Danimarca” avente ad oggetto l’istituto del ricongiungimento familiare. Un’esperienza che è stata resa ancor più suggestiva dall’incontro con il giurista italiano Chenal. Anche quest’ incontro, così come quello tenutosi al Consiglio d’Europa, ci ha permesso di comprendere il riflesso notevole che la giurisprudenza di Strasburgo ha sul sistema processuale italiano. Il giurista italiano non può fare a meno di conoscere la giurisprudenza della Cedu e ciò per un motivo molto semplice che tenterò di spiegarvi con un esempio.

Tra le varie tecniche di interpretazione delle norme si apre una nuova frontiera: l’interpretazione convenzionalmente conforme di tipo preventivo. Con tale tecnica, la giurisprudenza interna non si adegua ad un pronunciamento della Corte europea che ha esaminato il diritto interno, ma interpreta la norma interna sulla base della previsione di ciò che la Corte europea, se interpellata sul punto, potrebbe affermare. Tale previsione si può effettuare sulla base della giurisprudenza della Cedu, formatasi riguardo ad uno Stato membro, su un istituto sovrapponibile al nostro. Da ciò si evince la fondamentale importanza della giurisprudenza di Strasburgo che, applicata anche ricorrendo alla tecnica interpretativa che ho esposto, permetterebbe di ridurre il numero, molto elevato, di ricorsi proposti alla Cedu.

E’ stata un’esperienza formativa che consiglio a tutti, in particolare agli studenti dell’università Lumsa, perché ci ha permesso di capire che per affermarci come giuristi non basta uno studio prettamente manualistico del diritto processuale penale, e del diritto in generale, ma è necessario conoscere la giurisprudenza della Cedu e confrontarci con i giuristi che operano presso la Corte. Solo così saremo operatori del diritto in grado di affrontare, al meglio, le controversie che saremo chiamati a risolvere.