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“Hanno fatto parte di un’associazione a delinquere dedita al traffico di droga, tuttavia i capi erano altri e loro non hanno utilizzato armi”: il pm della Dda Rita Fulantelli, al termine della requisitoria, chiede la condanna di tutti i quattro imputati dell’inchiesta “Hardom” che non hanno scelto il giudizio abbreviato. Dodici anni e sei mesi di reclusione sono stati proposti per Alfonso Sanfilippo, 43 anni; dodici anni ciascuno per Salvatore Radio, 50 anni, Salvatore Miliziano, 26 anni, e Salvatore Di Betta, 35 anni.

La differenza nella richiesta di pena scaturisce dal fatto che a Sanfilippo è contestata un’ulteriore imputazione di detenzione ai fini di spaccio. L’inchiesta, l’8 febbraio del 2011, è sfociata in undici provvedimenti di fermo disposti dai pm della Dda che ipotizzavano il reato di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio. Secondo la Procura antimafia l’organizzazione avrebbe acquistato grossi quantitativi di cocaina per poi rivenderli al dettaglio a Porto Empedocle e a Favara. Sull’indagine aleggia l’ombra della mafia per la caratura dei personaggi coinvolti. Uno dei principali indagati, l’empedoclino Salvatore Prestia, è il cognato di Fabrizio Messina, fratello di Gerlandino, il capo di Cosa Nostra agrigentina arrestato il 23 ottobre del 2010 in una palazzina di via Stati Uniti, a Favara. Un altro indagato (che però è stato assolto in quest’inchiesta) è il favarese Antonio Russello, condannato con l’accusa di avere dato protezione al boss durante la latitanza.

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