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“Il processo è stato istruito esclusivamente sulla base della consulenza di un tecnico che è stato condannato a un anno e otto mesi con l’accusa di avere falsificato delle analisi”. Durissimo scontro fra accusa e difesa al processo per il presunto depuratore abusivo che sarebbe stato utilizzato ad Aragona. Sul banco degli imputati, davanti al gup Alessandra Vella, il sindaco di Aragona, Salvatore Parello, il suo predecessore Alfonso Tedesco, in carica nel quinquennio precedente, e il dirigente comunale Rosario Monachino. I tre imputati sono accusati di danneggiamento e violazione del codice dei beni culturali. Parello e Tedesco rispondono anche di omissione di atti di ufficio. Gli imputati, sostiene il pm Antonella Pandolfi che rappresenta l’accusa, avrebbero utilizzato un depuratore abusivo perché le autorizzazioni allo scarico sarebbero state scadute e inoltre avrebbero provocato lo “sversamento di reflui fognari non depurati direttamente nel vallone”. 

L’avvocato Salvatore Pennica, difensore dei tre imputati insieme ai legali Alfonso Neri e Francesco Buscagliaieri, dopo l’esame del consulente tecnico della difesa, l’ingegnere chimico Eugenio Cottone, ha attaccato il perito della Procura, l’ingegnere Salvatore Sciacca. “Il processo è stato istruito solo sulla base della sua consulenza tecnica ma mi chiedo – ha attaccato Pennica – che credibilità possa avere un consulente che è stato condannato nei giorni scorsi a un anno e otto mesi dal tribunale di Catania con l’accusa, provata da intercettazioni, di avere falsificato nella sua qualità di direttore del laboratorio di igiene dell’Università etnea delle analisi cliniche per favorire la Nestlè”.

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