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Un anno di reclusione per l’accusa di omicidio colposo: secondo il pm Alfonsa Fiore la ginecologa Giuseppina Brancato, in servizio all’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, “avrebbe dovuto ricoverare la giovane donna che si presentò al pronto soccorso sostenendo di avere delle perdite e invece la rimandò a casa”. Il difensore del medico, l’avvocato Calogero Meli, ha invece replicato sostenendo che “la ginecologa ha perfettamente seguito il protocollo. Dal tracciato e dalle analisi prese in visione non emergeva alcun segnale di allarme”.

Il 13 giugno del 2008 una donna trentenne, alla quarantesima settimana di gravidanza, si presenta insieme al marito in ospedale sostenendo di avere delle perdite ematiche. Dopo i controlli di rito fu rimandata a casa perché gli esami avrebbero escluso problemi o emergenze. Qualche ora dopo la donna torna in ospedale e viene sottoposta ad altri accertamenti. “In quel momento – ha spiegato il pm Alfonsa Fiore durante la requisitoria – un altro medico di turno dispone l’immediato parto cesareo ma il bimbo è deceduto per asfissia. Se l’intervento fosse stato eseguito dopo il primo accesso il neonato non sarebbe morto”. Di diverso avviso il difensore.

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