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“Le prostitute sfruttate sarebbero state così stressate da pensare al suicidio per liberarsi, i ritmi imposti erano frenetici e se qualcuna restava incinta la costringevano ad abortire”: dalle premesse alle richieste conclusive. Per il pm della Dda Amelia Luise i due principali imputati dell’inchiesta “Lenone 2”, che ipotizza un vasto traffico di squillo che aveva la base operativa a Licata, vanno condannati. Diciotto anni di reclusione e 180 mila euro di multa sono stati proposti per il presunto numero uno dell’organizzazione, Giuseppe Grillo, 57 anni, di Licata, e Adriana Maria Radulescu, 29anni, originaria di Curtea de Arges (Romania), ma da tempo residente a Licata e da tutti nota come Cristina. Grillo, intercettato dai carabinieri durante le indagini, si definiva “il padrone delle ragazze”. La ragazza sarebbe stata la sua principale collaboratrice.

L’operazione, ideale continuazione della prima risalente al 2009, è scattata il 16 maggio del 2012. Gli arrestati in tutto furono quattordici. In questo stralcio sono imputati solo i due personaggi principali, gli altri hanno scelto riti alternativi e sono stati giudicati a parte. L’ingaggio delle prostitute, reclutate sempre dalla Romania, sarebbe stato gestito come un casting cinematografico. Gli inquirenti ipotizzavano che il sodalizio criminale sarebbe arrivato a gestire anche dodici ragazze contemporaneamente, alcune delle quali minorenni. L’inchiesta e gli esiti del dibattimento sono stati ricostruiti ieri pomeriggio dal pm Amelia Luise durante la requisitoria.

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