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“Frasi avulse dal contesto nelle quali potrebbero celarsi messaggi in codice come ad esempio l’essersi recato a Ferragosto del 2014 in una spiaggia denominata San Giovanni”. Dietro l’applicazione del carcere duro al boss Salvatore Messina, disposta dal ministro della Giustizia Andrea Orlando nei giorni scorsi, c’è una lettera inviata lo scorso settembre al fratello Gerlandino, che al “41 bis” si trova invece dal primo giorno successivo alla cattura del 23 ottobre del 2010. Il decreto del Guardasigilli che disponeva l’applicazione del regime carcerario che prevede ulteriori limitazioni nei contatti con l’esterno è stato già impugnato dalla difesa. Nel frattempo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha disposto il trasferimento dal carcere di Oristano al penitenziario di massima sicurezza di L’Aquila.

Il boss ergastolano, condannato al carcere a vita nel maxi processo Akragas, secondo la Dda che ha chiesto e ottenuto l’applicazione del 41 bis, avrebbe inviato dei messaggi dal contenuto equivoco al fratello Gerlandino.

Secondo i pm della Procura antimafia dietro quella lettera al fratello, con cui lo avvisava di essere stato “in vacanza in Costa Smeralda”, in realtà si celava un messaggio cifrato. Per la difesa, invece, si è trattato “di un semplice modo di sdrammatizzare lo stato di recluso”. Messaggi criptici anche, sostengono i magistrati, si nasconderebbero dietro la comunicazione dell’avere fatto un pranzo “a base di arancine”.

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