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L’assessorato alla Formazione della Regione Siciliana chiede di costituirsi parte civile al processo per le presunte irregolarità legate all’istituto di formazione Ecap a partire dal 2010. Lo stesso, ieri mattina all’apertura dell’udienza preliminare davanti al giudice Alessandra Vella, hanno fatto l’avvocatessa Laura Grado, indicata nei capi di accusa come vittima di calunnia da parte del principale imputato, l’avvocato Ignazio Valenza, ex presidente dell’istituto, e la madre della giovane professionista. Il pubblico ministero Andrea Maggioni, intanto, sostituito in udienza dalla collega Simona Faga, ha depositato gli atti di un’attività integrativa di indagine e i difensori hanno chiesto un termine per esaminarli. Il giudice ha, quindi, rinviato al 3 giugno.

L’indagine prende le mosse da alcuni accertamenti su stabilizzazioni illegittime, poi coinvolge due carabinieri con ruoli di primo piano anche con l’accusa di avere passato una informazione riservata dell’inchiesta. Sul banco degli imputati siedono i marescialli Antonino Arnese, 46 anni, ex comandante del Nucleo Ispettorato del lavoro, e Vincenzo Mangiavillano, 59 anni, ex comandante della sezione di polizia giudiziaria della Procura. Nella lista anchel’avvocato Ignazio Valenza.

Gli altri imputati – nel collego difensivo fra gli altri gli avvocati Salvatore Maurizio Buggea, Alessandro Marchica e Raffaele Barra – sono tre impiegati dell’Ecap, inizialmente inquadrati come “lavoratori a progetto” che avrebbero beneficiato di una stabilizzazione illegittima perché, sostiene la Procura, sarebbe stata violata la legge regionale che bloccava le assunzioni e da lì scaturisce l’accusa di abuso di ufficio. Si tratta di Giuseppe Valenza, 46 anni, cugino dell’ex presidente, Mario Carmina, 46 anni, e Sebastiandaniele Castelli, 33 anni. I carabinieri e Valenza sono accusati di corruzione perché Arnese avrebbe “contrattato” l’assunzione della moglie all’istituto Casa Amica – presieduto anch’esso da Valenza – in cambio di un controllo addomesticato all’Ecap da parte dell’ispettorato. Mangiavillano, sostiene il pm Maggioni, dopo avere rivelato ad Arnese e Valenza notizie coperte dal segreto di ufficio relative all’indagine, avrebbe fatto da intermediario per l’accordo corruttivo.

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