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Riforma della scuola e assunzioni di 100mila insegnanti: il premier va al contrattacco contro gli “slogan ideologici” e “le falsità” contro il ddl Buona Scuola. Sapendo però che dovrà fronteggiare anche le resistenze di una parte della maggioranza di governo. Ma con la convinzione che, superato questo scoglio, magari rinfrancato da un successo alle Regionali, ci si possa dedicare alla nuova agenda che da tempo il premier ha in cantiere: “C’è ancora tanto da fare – ha detto ieri Matteo Renzi secondo quanto riportato dall’agenzia LaPresse – ma abbiamo ancora tanta energia”.
Così anche nel colloquio con il capo dello Stato Sergio Mattarella, ribadendo la volontà di proseguire con le riforme confortato dai “piccoli passi in avanti” registrati sul “Pil che torna a crescere, l’approvazione da parte dell’Ue della linea italiana sulla flessibilità, il piano sui migranti”. Certo, nella “fase affascinante” promessa qualche settimana fa è venuto a mancare il bonus a favore dei minori che vivono in povertà: “Me lo sono dovuto rimangiare”, ha confessato ieri, causa la sentenza della Consulta sulla riforma pensioni Fornero. Una questione che troverà conclusione al cdm di lunedì o al massimo in settimana, se dovesse emergere la necessità di ulteriori approfondimenti, come pare di capire. Un tema discusso anche questo con il Capo dello Stato, descritto da fonti parlamentari del Pd come “ovviamente molto attento al rispetto rigoroso della sentenza”, ma anche “consapevole della necessità di salvaguardare l’equilibrio dei conti, anch’esso bene costituzionale”.

La convinzione del premier è che i segnali di ripresa del Paese siano ormai “quotidiani”, dall’economia alla “maggiore credibilità” del Paese in Europa, dove si sta concretizzando il pressing – portato avanti proprio insieme al presidente Mattarella – su temi come la flessibilità e l’accoglienza dei migranti. E allora agli insegnati, si rivolge con un appello che potrebbe essere rivolto anche ad un pubblico più ampio: “C’è un Paese, l’Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore”.

Nel frattempo è scontro nel Partito democratico sulla riforma scuola, primo terreno di confronto tra i dem al Senato. I 22 senatori della minoranza dem che a gennaio non hanno votato l’Italicum, aprendo il fronte del dissenso interno al partito, annunciano battaglia.Proveranno a far leva sui numeri ristretti della maggioranza per cambiare il testo che sara’ approvato la settimana prossima alla Camera. “Siamo determinanti sia in commissione che in Aula”, affermano. “Combatteremo emendamento su emendamento”.