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Da Canicattì se ne sarebbe dovuto andare perché altrimenti lo avrebbe “sminchiato, squagliato”. Con l’avvertimento che “non era la prima né l’ultima volta” che faceva qualcosa del genere. L’imprenditore agricolo Mario Bartolotta, oggi sessantottenne, secondo l’accusa, che però non ha retto al vaglio del processo visto che è stato assolto “perché il fatto non sussiste”, avrebbe ostentato il suo spessore criminale ipotizzato nell’inchiesta Alta mafia dove fu arrestato e restò in carcere oltre tre anni per l’accusa di associazione mafiosa prima di venire scagionato anche in quella circostanza. Bartolotta, che è stato difeso dall’avvocato Daniela Posante, era stato denunciato dal genero che avrebbe ricevuto pesanti minacce di morte per vendicare presunti contrasti fra lui e la moglie, figlia di Bartolotta. L’episodio contestato risale al 26 luglio del 2010, qualche anno dopo la scarcerazione del sessantenne che figurava nella lista degli indagati – in tutto una cinquantina – dell’operazione “Alta mafia”.

Bartolotta, però, è stato accusato in seguito di avere minacciato di morte il genero che avrebbe ricevuto un messaggio inquietante da parte del fratello.


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