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Le foto diffuse sul profilo twitter della Marina Militare

Il naufragio del peschereccio inabissatosi lo scorso 18 aprile al largo della Libia, con circa 800 persone a bordo, «fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre compiute dall’indagato Mohammed Alì Malek, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile King Jacob». È la conclusione alla quale è giunta la Procura di Catania al termine delle indagini nei confronti dei due presunti scafisti del peschereccio.

Per il naufragio sono stati arrestati il tunisino Mohammed Ali Malek ed il sirano Mahmud Bikhit, ritenuti rispettivamente il comandante ed il mozzo dell’imbarcazione. La Procura fa sapere inoltre di essere «in attesa delle decisioni del tribunale del Riesame sulle misure cautelari» e che «non appena saranno terminate le trascrizioni degli ultimi esami testimoniali, nel corso della prossima settimana, valuterà l’esercizio dell’azione penale e dunque l’apertura della fase del giudizio».

Ma il dato saliente delle indagini è un altro: per la Procura «non risulta confermato che i portelloni del peschereccio fossero stati chiusi»; per questa ragione ha chiesto al giudice la revoca, che è stata concessa, della misura cautelare limitatamente al reato di sequestro di persona nei confronti di Mohammed Ali Malek. Per i Pm «risulta invece confermata l’ipotesi formulata con la misura cautelare contestata nei
confronti dei due indagati».

Gli incidenti probatori, in tutto 12, si sono chiusi con la testimonianza di un bengalese che era ricoverato in ospedale e che non era stato ancora possibile ascoltare. La Procura sottolinea che «le prime dichiarazioni sono state corrette, nel senso che i portelloni erano stati chiusi per consentire il carico di altri migranti sul ponte». L’ispezione con i mezzi della Marina Militare ha anche accertato che «almeno un portellone era stato aperto e assicurato alla paratia» e «due testimoni hanno dichiarato di essersi spostati da una stiva al ponte».
I magistrati sottolineano che non è possibile stabilire con certezza il numero delle vittime ma in base alle dimensioni del peschereccio, alle immagini subacquee del relitto e alle dichiarazioni dei sopravvissuti stimano che si sarebbe trattato «di parecchie centinaia di persone, forse 800». I testimoni hanno confermato anche le modalità del viaggio, le violenza subite da alcuni migranti, il tentativo di far imbarcare altre persone, «che però non riuscirono a salire perchè il peschereccio non ne conteneva più». Per il naufragio «non vi sono altri indagati» ma «proseguono le investigazioni per individuare i responsabili del traffico».

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