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Prima ha riferito in aula gli esiti della consulenza, ieri mattina ha proseguito proiettando dei grafici che chiarivano meglio le zone di copertura delle celle. Alla fine, però, resta l’incertezza: “L’area su cui aggancia la cella ha una grande ampiezza che può abbracciare diversi chilometri”. Nessun passo avanti particolare dopo l’audizione, articolata in due udienze, del super perito Gioacchino Genchi, che nove anni fa fu incaricato dal pm Luca Sciarretta di eseguire una consulenza sui tabulati telefonici attraverso cui ricostruire gli spostamenti dell’imputato, il favarese Calogero Arnone, 51 anni, condannato a sedici anni di reclusione. Il processo, in corso davanti alla Corte di assise di appello di Palermo, è quello per l’omicidio del commerciante d’auto di Camastra Francesco Gambacorta, ucciso a 51 anni il 26 gennaio del 2006.

La Corte di assise di appello aveva disposto “di ufficio” di sentire Genchi per chiarire se la cella dove è stato “agganciato” il telefono di Arnone possa essere stata compatibile sia col luogo dell’omicidio, contrada San Benedetto, che con il supermercato di Favara dove lavorava. Genchi, ascoltato in aula, non ha escluso questa possibilità ma non l’ha neppure confermata. “La zona di aggancio della cella è molto ampia e non si può escludere in astratto, dare una risposta in concreto – ha precisato – non è però possibile”. Ieri, per oltre due ore, ha dato ulteriori chiarimenti illustrando in aula dei grafici che mostrano le celle e le relative aree di copertura. L’omicidio sarebbe maturato nell’ambito di un triangolo d’amore al centro del quale ci sarebbe stata una donna, la casalinga favarese Giusy Attardo, 46 anni, nel frattempo condannata definitivamente per l’omicidio a quindici anni di carcere. Gambacorta fu trovato morto nella zona industriale di Agrigento, ucciso con due colpi di arma da fuoco al volto. Il 15 giugno è in programma la requisitoria.

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