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Riforma pensioni 2015, importanti novità in arrivo: il Governo Renzi non esclude la rivisitazione della cosiddetta ‘opzione donna’ per introdurre maggiore flessibilità nella legge Fornero sulle pensioni. L’ipotesi di ricalcolare tutta la pensione con il contributivo anche in caso di sistema retributivo o misto per poter andare in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia (senza avere l’anno prossimo 42 anni e 10 mesi di contributi o 41,10 mesi se donna) è una delle diverse soluzioni alle quali sta lavorando l’esecutivo.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolinea che al momento si stanno facendo solo approfondimenti ma che non si esclude nulla e che bisognerà valutare l’efficacia, la fattibilità e le compatibilità economiche. Il Governo con il premier Matteo Renzi ha confermato l’intenzione di intervenire in legge di stabilità (‘sono ottimista – ha detto – sulla possibilità di dare più flessibilità alla legge Fornero’) e quindi di presentare il provvedimento entro ottobre. Qualsiasi ipotesi comunque immagina soglie non inferiori ai 62 anni.

Ecco quali sono in sintesi le principali ipotesi di riforma pensioni sul tappeto sintetizzate dall’Ansa.

ESTENDERE OPZIONE DONNE CON CALCOLO CONTRIBUTIVO A TUTTI: fino alla fine del 2015 le donne che hanno 57 anni di età e 35 di contributi possono scegliere di andare in pensione calcolando però il proprio assegno sui contributi versati e non sulle ultime retribuzioni come prevede il metodo retributivo (al requisito aumentato di tre mesi per la speranza di vita si aggiunge anche un anno di finestra mobile). E’ possibile che nel quadro della nuova riforma pensioni si preveda una nuova opzione sulla base di un’età minima di accesso più alta.

DDL DAMIANO-BARETTA, PENALIZZAZIONE PER USCITA ANTICIPATA 2%: Con questa proposta, molto costosa e quindi difficilmente attuabile, si dovrebbe poter uscire dal lavoro tra i 62 e i 70 anni anche per chi ha il calcolo retributivo con penalizzazioni del 2% l’anno tra i 62 e i 66. Sono necessari 35 anni di contributi ed aver maturato un trattamento pari ad almeno 1,5 volte la pensione minima (al momento quindi circa 750 euro). L’ipotesi che potrebbe essere percorribile se le penalizzazioni ora indicate divenissero progressive (2% per un anno di anticipo, 5% per due anni, 9% per tre anni, 13%-15% per 4 anni).

PREPENSIONAMENTO QUOTA 100: anche il recupero delle vecchie quote (in questo caso piu’ alte di quelle previste nella riforma Damiano del 2007 e abrogate dalla Fornero) sembra di difficile attuazione perche’ molto costosa. Prevedrebbe l’uscita anticipata rispetto all’eta’ di vecchiaia a partire dai 62 anni di eta’ anagrafica (con 38 di contributi) o con 35 anni di contributi e almeno 65 di eta’. Poiche’ dal 2016 saranno necessari 42 anni e 10 mesi per uscire prima dell’eta’ di vecchiaia i requisiti attuali sono molto piu’ stringenti delle quote.

PRESTITO PREVIDENZIALE: la cosiddetta proposta Giovannini prevede per le persone che perdono o rischiano di perdere il lavoro una sorta di prestito erogato per un massimo di 2-3 anni fino al raggiungimento dell’eta’ anagrafica necessaria alla pensione di vecchiaia da restituire al momento dell’arrivo della pensione con piccoli importi. Questa ipotesi potrebbe essere considerata in aggiunta a una sulle penalizzazioni sull’assegno.