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Annullamento con rinvio: la Cassazione ordina un nuovo processo in Corte di appello per l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto che in due gradi di giudizio era stato condannato a quattro mesi di reclusione per l’accusa – comunque ridimensionata rispetto all’impostazione iniziale – di istigazione alla corruzione. Petrotto era stato riconosciuto colpevole di avere fatto pressioni illegittime all’amministratore delegato di Girgenti Acque, Giuseppe Giuffrida, al quale avrebbe chiesto 1.700 euro in cambio di un suo interesse politico a sbloccare la vertenza fra l’ente che gestiva il servizio idrico dopo la privatizzazione e i Comuni che non avevano ancora ceduto gli impianti. L’accusa iniziale di tentata concussione è stata poi riqualificata dal gup Valerio D’Andria – che aveva emesso la sentenza di primo grado – che gli aveva inflitto quattro mesi di reclusione per “istigazione alla corruzione”.

L’inchiesta ipotizzava che dietro la consegna degli impianti idrici dai Comuni a Girgenti Acque (passaggio dovuto alla privatizzazione del servizio idrico) vi sarebbero state pressioni indebite. A commetterle, sostiene l’accusa, il sindaco di Racalmuto Petrotto e quello di Licata, Angelo Graci, condannato in primo grado in uno stralcio a parte, anch’egli a quattro mesi. Petrotto secondo i pm aveva chiesto all’ex amministratore di Girgenti Acque Giuseppe Giuffrida 1.700 euro al mese. L’ex presidente del consorzio Tre Sorgenti, l’avvocato racalmutese Calogero Mattina, avrebbe invece chiesto a Giuffrida una somma imprecisata. L’inchiesta “Sorgente”, svolta sul campo dalla polizia a partire dal 2008, consentì di scoprire pure un presunto traffico di droga che avrebbe avuto come base operativa il consorzio Tre Sorgenti.

Petrotto, secondo quanto ipotizzato nelle prime due sentenze, avrebbe sollecitato un accordo corruttivo a Giuffrida facendo valere il suo peso politico di sindaco. “In realtà – ha detto il difensore, l’avvocato Ignazio Valenza, nella sua arringa in Cassazione – se si legge fino alla fine l’intercettazione si capisce che Petrotto ha rifiutato un accordo in tal senso che Giuffrida gli avrebbe proposto e in ogni caso non si capisce quale sarebbe stato l’oggetto delle pressioni”. La Cassazione ha deciso che il caso dovrà essere discusso di nuovo in appello.

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