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Il procuratore di Agrigento Di Natale col ministro Alfano e l'aggiunto Fonzo

Tutti fanno quadrato attorno a Renato Di Natale, a capo della Procura di Agrigento. Secondo quanto sarebbe emerso nell’ambito delle intercettazioni ambientali in una inchiesta sulle cosche Nissene, per Di Natale che sgominò il clan Emanuello di Gela – così come per Silvana Saguto, presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo – le cosche avevano un piano di morte.

La Cgil: “La principale emergenza di questa terra è liberarsi dai poteri criminali che insanguinano e condizionano il nostro presente ed il nostro futuro. Serve che quella che una volta si chiamava la “società civile” senta il bisogno di scendere in piazza, di manifestare e poi continuare l’impegno attraverso scelte ed azioni concrete per isolare la mafia, i mafiosi ed i loro complici, colpendoli nei loro interessi materiali, accelerando la restituzione all’uso sociale dei beni confiscati, sostenendo concretamente chi si ribella al “pizzo””.

La Uil: “Chi lotta contro la criminalità, da qualunque posizione: istituzionale, religioso, sociale, deve sentire la vicinanza di tutta la parte sana della società civile. Ed in quest’ottica – ha scritto Aldo Broccio, segretario generale della Uil – sono preoccupanti le notizie giunte in queste ultime ore circa l’intenzione di famiglie mafiose di eliminare fisicamente i magistrati Renato Di Natale e Silvana Saguto che meritano rispetto e tutela per l’attività svolta. Al procuratore di Agrigento – prosegue Broccio – esprimiamo sentimenti di affetto, solidarietà e vicinanza. In queste occasioni, occorre dimostrare a tutti, in maniera concreta, che la società civile agrigentina c’è, è presente e fa quadrato attorno ai propri paladini”.

 

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