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“Abbiamo sequestrato alcuni atti negli uffici della ditta Gng e ci siamo accorti che nei pc c’era un file con un progetto per l’abitazione privata dell’architetto Giacomo Sorce che in quel momento aveva l’incarico di direttore dei lavori in un cantiere di quell’impresa”.

Il colonnello della Finanza, Pasquale Porzio, ex comandante provinciale di Agrigento, racconta in aula le indagini da cui sarebbe emersa la presunta corruzione del funzionario comunale, accusato di avere chiuso un occhio sulle irregolarità compiute dalla ditta nello svolgimento dell’appalto. L’impresa, in cambio, avrebbe avuto messo a disposizione di Sorce una squadra di operai con relativi materiali per eseguire dei lavori edili nella sua abitazione del Villaggio Mosè e in quella del fratello a San Leone. Entra nel vivo, davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, il processo scaturito dall’inchiesta Kainè Trapeza che ipotizza un accordo fra imprese, con la complicità di pubblici funzionari, per truccare un appalto per un importo di quasi quattro milioni di euro. Al centro dell’inchiesta c’è la presunta turbativa della gara, bandita nel 2008 dal Comune di Favara, per lavori di consolidamento e riqualificazione degli orti urbani nell’ambito del contratto di quartiere “II Ortus”.
Le 161 ditte partecipanti avrebbero presentato lo stesso ribasso in modo da costringere l’Urega (l’ufficio regionale per l’espletamento delle gare) a procedere al sorteggio. La tesi della Procura è che in realtà i lavori sarebbero stati eseguiti anche dalla Gng che ufficialmente era tra quelle escluse. Ieri Porzio ha ricostruito anche un episodio “satellite” relativo al ruolo di Sorce.

Nella lista degli imputati, oltre al funzionario comunale che svolgeva l’incarico di direttore dei lavori, ci sono altri tredici fra funzionari pubblici, imprenditori, tecnici e collaboratori di ditte.

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