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L’audizione del maresciallo della Guardia di Finanza, Francesco Licari, ha aperto il dibattimento del processo – in corso davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli – sulla presunta cricca lampedusana che sarebbe stata messa in piedi dal 2008 al 2012, quando al vertice dell’amministrazione c’era il sindaco Bernardino De Rubeis. Fra gli atti del pm Salvatore Vella spuntano anche file video e immagini da cui arriverebbe la prova di alcune tangenti. Fra questi ci sarebbe un fotogramma – sembrerebbe estrapolato da un video – in cui si vede l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele ricevere dei soldi all’interno del suo ufficio.

Il sottufficiale della Finanza, rispondendo al pm Vella, ha iniziato a raccontare i primi passi dell’indagine con l’ausilio di un proiettore che mostrava i documenti di cui parlava e che, all’udienza successiva in programma il 24 giugno, mostrerà anche le scene della presunta consegna materiale delle tangenti.

La presunta organizzazione a delinquere, sostiene l’accusa, avrebbe gestito appalti pubblici in maniera illecita con abusi di varia natura in cambio di tangenti da privati e imprenditori. “La prima circostanza di cui ci siamo accorti – ha detto Licari – è che tutti gli incarichi erano convogliati sempre sulle stesse persone, vicine al capo dell’Utc e a un altro consulente”. In questa fase emerge la figura dell’architetto Gioacchino Giancone, ritenuto dal pm Vella un altro elemento di spicco della presunta associazione a delinquere. “De Rubeis – ha aggiunto il maresciallo – lo nominò responsabile delle Attività produttive del Comune, incarico che sommò a quello di dipendente part time del Genio Civile, di libero professionista nonché di responsabile di imprese”. E così Giancone, sostiene l’accusa, avrebbe “giocato col mazzo di carte che gli serviva” per fare enormi speculazioni. Nella lista degli imputati oltre a De Rubeis, Gabriele e Giancone ci sono ventidue fra imprenditori e privati ritenuti i corruttori o gli autori dei presunti abusi edilizi.

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