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Quattro dei cinque medici indagati per la morte di un’anziana sofferente di disturbi psichici, secondo il gip, non avrebbero alcuna responsabilità. L’inchiesta a loro carico è stata archiviata. Sarà, invece, necessario disporre una nuova consulenza per lo psichiatra che aveva in cura la donna. Questa la decisione del giudice Stefano Zammuto che ha sciolto la riserva dopo l’udienza nella quale è stata discussa l’opposizione dei familiari alla richiesta di archiviazione per il caso della morte di Francesca Dulcetta, deceduta in ospedale due giorni dopo il suo sessantaseiesimo compleanno a causa di un infarto che, secondo le denunce del nipote, potrebbe essere stato causato dalla somministrazione eccessiva e smisurata di farmaci antidepressivi. La vicenda nasce da una denuncia presentata dai familiari della donna. La sessantenne da oltre trenta anni soffriva di disturbi psichici. Il 22 dicembre i familiari avrebbero chiamato lo psichiatra che l’aveva in cura, Giuseppe Virone, segnalando pallore e respiro affannoso.

Il medico, secondo quanto denunciato dal nipote, si sarebbe limitato a prescrivere dei farmaci, – sostengono i familiari – sconsigliando per ben due volte il ricovero in ospedale definito “del tutto superfluo”. Uno dei nipoti avrebbe invece deciso di trasportarla ugualmente al pronto soccorso. A questo punto ci sarebbe stato un ritardo “di almeno cinque o sei minuti nella partenza dell’ambulanza”. Denunciati ritardi anche all’arrivo in ospedale dove, secondo i familiari, sarebbero trascorsi “altri dieci minuti prima che venisse scesa dall’ambulanza”. La donna, due ore dopo, morì in ospedale dopo essere stata sottoposta ad alcuni accertamenti fra pronto soccorso e Cardiologia che i legali dei familiari definiscono “superficiali e tardivi”. Il pm Matteo Delpini iscrisse nel registro degli indagati, oltre a Virone, altri quattro medici dell’ospedale. Si tratta di Maria Concetta Morsellino, Rosa Costa, Antonio Marotta e Claudia Mossuto. Per tutti l’ipotesi di reato era quella di omicidio colposo. Il pm, sulla base di una consulenza tecnica, aveva chiesto per tutti l’archiviazione sostenendo che non ci fosse un nesso fra la loro condotta e la morte “intervenuta per infarto del miocardo”.

Per i sanitari del San Giovanni di Dio il gip Zammuto – chiamato a pronunciarsi dopo l’opposizione degli avvocati Cipolla e Quattrocchi – è stata disposta l’archiviazione del fascicolo. Nuove indagini, invece, per Virone per comprendere se la somministrazione dei farmaci possa avere provocato l’infarto.

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