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Le richieste della difesa, che avevano sollevato alcune eccezioni di natura formale, sono state rigettate: la costituzione di parte civile dell’assessorato alla Formazione della Regione Sicilia è stata ammessa. Lo ha deciso il gup Alessandra Vella davanti alla quale si celebra l’udienza preliminare del processo per le presunte irregolarità legate all’istituto di formazione Ecap a partire dal 2010. 
Nessun imputato ha chiesto riti alternativi, di conseguenza il pm Andrea Maggioni ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati. Si decide il 26 giugno. L’indagine prende le mosse da alcuni accertamenti su quattro stabilizzazioni contrattuali. Sul banco degli imputati, oltre a Valenza, siedono i marescialli Antonino Arnese, 46 anni, ex comandante del Nucleo Ispettorato del lavoro, e Vincenzo Mangiavillano, 59 anni, ex comandante della sezione di polizia giudiziaria della Procura. A Valenza, difeso dall’avvocato Antonino Gaziano, la Procura contesta i reati di abuso di ufficio, calunnia, corruzione, peculato, tentata estorsione e truffa aggravata. Il maresciallo Arnese, invece (assistito dall’avvocato Daniela Posante), era stato sospeso dal servizio ma la misura in seguito è stata revocata. 

Gli altri imputati sono tre impiegati dell’Ecap, inquadrati come “lavoratori a progetto” che avrebbero beneficiato di una stabilizzazione illegittima perché una legge regionale bloccava le assunzioni. Si tratta di Giuseppe Valenza, 46 anni, cugino dell’ex presidente, Mario Carmina, 46 anni, e Sebastiandaniele Castelli, 33 anni. 
I carabinieri e Valenza sono accusati di corruzione perché Arnese avrebbe “contrattato” l’assunzione della moglie all’istituto Casa Amica – presieduto anch’esso da Valenza – in cambio di un controllo “lacunoso” all’Ecap da parte dell’ispettorato. Mangiavillano, sostiene il pm Maggioni, dopo avere rivelato ad Arnese e Valenza notizie riservate sull’indagine, avrebbe fatto da intermediario per l’accordo corruttivo.

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