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“Quella firma non è mia, ne sono certo perché è scritta a stampatello. Non so cosa sia questo documento, non lo conosco e non l’ho mai sottoscritto”. L’ex consigliere comunale Giuseppe Raccuia attacca l’ex collega di gruppo Giuseppe De Francisci le cui denunce contribuirono a fare scattare l’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’assegnazione dell’appalto sui servizi sociali alla ditta “Tetris”. Raccuia, ascoltato ieri mattina al processo in corso davanti al collegio di giudici presieduto da Luisa Turco, ha negato di essere uno degli autori di un’interrogazione consiliare presentata contro la società Tetris che gestiva il servizio di assistenza sociale. Undici gli imputati. Si tratta di Giovanni Lattuca, ex dirigente del Comune; Anna Maria Principato, Arturo Attanasio e Antonietta Sciarrotta, dipendenti comunali; Maria Rita Borsellino, responsabile della «Tetris»; e i dipendenti della ditta, Calogero Sicurella, Maria Ginex, Letizia Montalbano, Antonella Di Vincenzo, Ivana Anna Rizzo e Alessandro Fanara.

Sono accusati a vario titolo di turbata libertà degli incanti, abuso di ufficio e falso. Secondo l’accusa Lattuca avrebbe favorito la cooperativa di Rita Borsellino, affidandole in maniera illegittima appalti per centinaia di migliaia di euro perché i due sarebbero stati legati da una relazione sentimentale. Ieri mattina, però, alcuni testi della difesa hanno sottolineato “la grande professionalità degli operatori della Tetris e del dirigente del settore Giovanni Lattuca”.

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