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False aziende con finti posti di lavoro che servivano per ottenere indennizzi reali per infortuni simulati: dopo i 53 rinvii a giudizio disposti dal gup Francesco Provenzano, che ha deciso pure tredici condanne in abbreviato e ratificato due patteggiamenti, ieri mattina è partito il maxi processo scaturito dall’inchiesta “Demetra” che ipotizza una colossale truffa ai danni di Inps e Inail. Il collegio di giudici presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni (a latere Maria Alessandra Tedde e Giancarlo Caruso) ieri mattina ha dato la parola a pm, parti civili e difesa per chiedere la cosiddetta ammissione dei mezzi di prova. Il pm Andrea Maggioni, in particolare, nel chiedere al tribunale l’ammissione della propria lista testi e degli altri mezzi istruttori, ha fatto ampio riferimento all’esistenza di una inchiesta parallela “al momento pendente in fase di indagini preliminari” nella quale ci sono alcuni indagati comuni. 

L’operazione dei carabinieri è scattata il 28 giugno del 2013. In carcere erano finiti l’imprenditore Giorgio Lo Presti, 61 anni, di Porto Empedocle, e l’assicuratore Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 51 anni, di Raffadali. Arresti domiciliari per gli empedoclini Salvatore Borsellino, 34 anni; e Giuseppe Gangarossa, 39 anni, ritenuti componenti della banda, per il medico dell’Inail Salvatore Conti, 58 anni, di Agrigento; e Salvatore Russo, 38 anni, radiologo di Aragona. Divieto di dimora in provincia per Luca Di Stefano, 32 anni; obbligo di presentazione alla pg per Daniele Moscato, 33 anni, entrambi empedoclini, presunti collaboratori del sodalizio. Tutto sarebbe ruotato attorno ad alcune aziende fantasma (la più grossa sarebbe stata la “Demetra”, riconducibile a Lo Presti) attraverso le quali si mettevano in piedi rapporti di lavoro fittizi che servivano poi per ottenere consistenti indennità di disoccupazione oppure indennizzi da infortuni che venivano simulati. 

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