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“Non ho mai utilizzato banconote false, né so nulla sul presunto giro di cocaina che ci sarebbe stato al Coconuts. Ho lavorato in diversi locali di San Marino ma non ho mai fatto nulla del genere”. Emanuele Scarpato, 41 anni, cameriere e “tuttofare” delle discoteche arrestato martedì nell’operazione “Titano”, si difende davanti al gip. L’operazione della squadra mobile di Rimini avrebbe sgominato in particolare un giro di spaccio di droga sulla riviera romagnola. Fra i ventinove fermati c’è un agrigentino che lavorava in una discoteca finita al centro delle attenzioni investigative anche per le troppe risse segnalate. Scarpato, difeso dall’avvocato Daniele Re, è comparso ieri mattina davanti al gip Alessandra Vella che è stata delegata dalla collega di Rimini Fiorella Casadei visto che l’indagato è stato arrestato ad Agrigento ed è detenuto al carcere Petrusa.

Gli indagati – italiani e stranieri – sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, spendita di banconote false, estorsione e porto abusivo di armi. Al centro dell’inchiesta una storica discoteca sul lungomare di Rimini frequentata da diversi giovani agrigentini e in cui lavorava Scarpato. Il locale, nell’ambito dell’indagine, è stato chiuso per trenta giorni dal questore. Secondo gli inquirenti quel night sarebbe stato al centro di un vasto giro di droga che avrebbe coinvolto anche i gestori finiti sotto inchiesta. Alcuni filmati, realizzati di nascosto dalla polizia, mostrano dei clienti della discoteca mentre consumano droga.

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