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“Il generale Antonio Pappalardo non mi minacciò affatto, chiunque lo conosce sa che usa sempre un tono di voce alto ma non ho affatto revocato l’ordinanza perché me lo disse lui né mi sono sentito intimorito dalle sue telefonate”. L’ex sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis, ritenuto dalla Procura vittima di violenza privata da parte dell’ufficiale, difende il suo ex assessore e smentisce le accuse nei suoi confronti.

Diciassette gli imputati finiti a processo, davanti al giudice Ermelinda Marfia, con l’accusa di avere provocato disordini nel marzo del 2011 quando sull’isola, durante il periodo della “primavera araba”, ci fu un’emergenza senza precedenti legata agli sbarchi con oltre 6000 clandestini sull’isola senza alcun controllo. Pappalardo, che fino a qualche giorno prima era assessore comunale ma poi gli furono ritirate le deleghe in rotta con De Rubeis, lo avrebbe costretto a revocare l’ordinanza con cui disponeva il ricovero degli immigrati nei locali dell’Area marina protetta.

I diciassette manifestanti sono accusati di violenza privata, interruzione di pubblico servizio, invasione di edifici pubblici e violazione della legge che regola le manifestazioni pubbliche. Pappalardo è accusato anche di violenza privata nei confronti di De Rubeis. Quest’ultimo, oltre a difenderlo, si è detto pure dispiaciuto perché “in occasione della visita dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non gli fu consentito di entrare nell’area militare dove c’era la delegazione istituzionale e fu buttato fuori”.

Sul banco degli imputati c’è pure un altro generale. Si tratta di Vittorio Scarpa, 80 anni, ufficiale in pensione dell’Aeronautica militare. Nella lista altri quindici cittadini isolani: Si tratta di Salvatore Vincenzo Cappello, Giacomo Sferlazzo, Gianluca Vitale, Cono Cucina, Giovanni Mannino, Celestino Lepredoro, Giambattista Marco D’Amore, Vincenzo D’Ancona, Costantino Pace, Danilo Bolino, Gianbattista Fabio Teresa, Loreto Cardella, Donato Sparma, Silvestra Migliosini e Calogero De Rubeis

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