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Cinque anni e ventinove giorni in carcere ingiustamente con l’accusa di avere fatto parte di un commando che uccise un imprenditore di Sommatino davanti alla sua abitazione. Ventuno anni dopo i fatti lo Stato ha risarcito con mezzo milione di euro un bracciante agricolo vittima di quello che è stato riconosciuto come errore giudiziario. Giuseppe Giuliana, 49 anni, originario della Francia ma da sempre residente fra Canicattì e Delia, dopo un lungo iter amministrativo nel quale è stato assistito dall’avvocato Angela Porcello, ha incassato i 500mila euro che il ministero dell’Economia è stato condannato a pagargli per averlo tenuto ingiustamente in carcere. 

L’omicidio al centro della vicenda giudiziaria è quello dell’imprenditore di Sommatino Filippo Lo Valente, freddato davanti alla propria abitazione durante un tentativo di rapina. Il fatto è accaduto l’11 settembre del 1994. Poco più di un anno dopo, quando Giuliana era in carcere per scontare una condanna per armi, il pentito di Canicattì Antonino Cigna lo accusò di avere preso parte alla rapina che sfociò nell’omicidio dell’imprenditore. Il bracciante si difende indicando un alibi e dicendo di essersi trovato nel giorno e nell’ora dell’omicidio con tre ragazze all’interno di un locale. I giudici non gli credono. La Corte di assise di Caltanissetta lo condanna a 19 anni, la sentenza viene confermata in appello e diventa definitiva. Nonostante il verdetto sia divenuto irrevocabile Giuliana ottiene la revisione del processo. Il 6 dicembre del 2004 la Corte di appello di Catania lo assolve dopo avere accertato che il suo alibi era veritiero. 

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