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Giudizio abbreviato con una condizione: sentire in aula la presunta vittima che solo in un secondo momento, secondo la difesa, avrebbe indicato l’imputato come l’uomo che gli aveva sparato addosso. Il gup Stefano Zammuto, ieri mattina, ha sciolto la riserva e accolto la richiesta dell’avvocato Salvatore Collura, difensore di Salvatore Gesù Amato, 27 anni, di Palma di Montechiaro, ma residente a Camastra, arrestato il 6 dicembre con l’accusa di avere teso un agguato a Domenico Mancuso, 36 anni, suo vicino di casa.

Amato, poche ore dopo l’agguato, sapendo di essere ricercato dai carabinieri, si è presentato in caserma ma non ha spiegato i motivi del gesto né avrebbe reso alcuna confessione. La sera della sparatoria, secondo la ricostruzione dell’episodio fatta dal pm Salvatore Vella, Mancuso si trovava a bordo della sua Fiat 500 quando sarebbe stato affiancato da una Fiat Punto dalla quale è sceso Amato che avrebbe esploso sei colpi di pistola che hanno colpito Mancuso all’emicostato, al ginocchio, alla spalla e alla testa. Una tempesta di fuoco che, comunque, è andata pressochè a vuoto. I proiettili hanno perforato il parabrezza e colpito solo di striscio la vittima che ha riportato lievi ferite. Mancuso ha avuto la prontezza di innestare la retromarcia e fuggire. La sparatoria è avvenuta proprio nel corso principale del paese. A fare il nome di Amato come autore del tentato omicidio sarebbe stato proprio Mancuso. Il movente, però, non è chiaro.

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