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I sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli, hanno chiesto al Gip il rinvio a giudizio per 33 persone – 6 italiani e 27 egiziani – accusati di far parte di un’associazione per delinquere transnazionale, di tratta di persone, di sequestro di persona a scopo di estorsione e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un gruppo criminale transnazionale che è stato sgominato grazie alle indagini del reparto operativo dei carabinieri di Agrigento e che operava fino all’agosto del 2012 nelle province di Agrigento, Catania, Ragusa, Messina, Reggio Calabria, Milano ed in territorio egiziano. Il processo è stato chiesto per Domenico Conticello, 73 anni di Sciacca,  Diego Sabella, di 81 anni, di Sciacca, Diego Carlino, di 50 anni, di Palma di Montechiaro; Filippo Mauceri, di 35 anni, di Sciacca; Alberto Sclafani, di 33 anni, di Sciacca; Domenico Tropea, di 61 anni, di Grotteria (Reggio Calabria) e per altri 27 tra egiziani, tunisini e marocchini residenti a Milano e in diversi centri della Sicilia.

Secondo gli investigatori l’organizzazione criminale organizzato avrebbe gestito una grossa parte degli sbarchi susseguenti al flusso di immigrati dovuti alla instabilità politica dell’area del nord Africa e del corno d’Africa. La fase preparatoria dei viaggi si svolgeva in Egitto, dove gli intermediari procuravano le adesioni dei migranti, facendo da tramite con gli organizzatori. Le persone che intendevano migrare venivano concentrate in un centro di raccolta nei pressi di Alessandria d’Egitto dove rimanevano in attesa di essere imbarcate alla volta dell’Italia, secondo un calendario di partenze legato alle condizioni del mare e alle attivita’ di controllo operato dalle forze di polizia lungo le coste italiane. La seconda fase riguardava il trasbordo dei migranti che, una volta arrivati nelle acque italiane, dalla nave “madre” venivano trasferiti in abitazioni vicine alla costa interessata alla sbarco e vi rimanevano segregati sino a quando i loro parenti in Egitto non avessero versato l’intero importo pattuito per la traversata. I migranti spesso venivano sottoposti a episodi di coercizione o di minaccia per ottenere una assoluta sottomissione alla volonta’ dei trafficanti. Il gruppo era guidato da tre soggetti attivi esclusivamente in Egitto. Gli altri, con vari ruoli, si occupavano in Italia al pagamento dell’affitto delle abitazioni utilizzate per segregare i clandestini, degli automezzi noleggiati per il trasporto degli extracomunitari dalla spiaggia alle abitazioni, del compenso degli uomini incaricati della custodia dei clandestini, dell’acquisto dei viveri, abbigliamento, dei biglietti per il viaggio in treno o in pullman, che consegnavano ai clandestini, per consentire loro di raggiungere altre localita’ del centro e nord Italia. Il gruppo di italiani veniva attivato di volta in volta nei luoghi di sbarco e, dietro compenso in denaro, aveva il compito di occuparsi della logistica.

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