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Non basta essere stati figli di un mafioso per subire condizionamenti da parte della criminalità organizzata. È il principio ribadito dal Consiglio di giustizia amministrativa che ha dato il via libera ai lavori di completamento del parcheggio pluripiano di piazzale Rosselli. Secondo la relazione delle forze dell’ordine l’impresa Comil era collegata a quella che stava eseguendo i lavori di carpenteria per la costruzione del posteggio alla stazione dei pullman di Agrigento e, anche per questo, la Prefettura aveva imposto l’alt.

Al centro della vicenda il fratello e il figlio di Carmelo Milioti, braccio destro del boss Maurizio Di Gati. La società Mosedil, il cui legale rappresentante è Giovanni Milioti, fratello di Carmelo, ucciso il 14 agosto del 2003, aveva stipulato con la società Akrapark, affidataria dei lavori di completamento del parcheggio, un contratto di subappalto per l’esecuzione delle carpenterie. Nel 2012, l’allora prefetto di Agrigento Francesca Ferrandino, ritenendo che la Mosedil fosse soggetta a tentativi di infiltrazione mafiosa, emise un’informativa interdittiva da cui scaturì la rescissione del contratto da parte del Comune.

All’origine del provvedimento la posizione del titolare Giovanni Milioti e quella del nipote Giuseppe Milioti (figlio di Carmelo), direttore tecnico della società Comil ritenuta legata alla Mosedil perché durante il controllo del nucleo interforze all’interno del cantiere fu trovata un’auto della ditta. La Mosedil propose un ricorso, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, chiedendo l’annullamento dell’informativa interdittiva e della determina con cui veniva rescisso il contratto. Già in sede cautelare il Cga aveva sospeso la revoca dell’affidamento, consentendo la prosecuzione dei rapporti. Adesso, esaminando la vicenda nel merito, il collegio di giudici presieduto da Raffaele Maria De Lipsis ha annullato entrambi i provvedimenti.

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