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La Sicilia come scrigno prezioso, che raccoglie i più ricchi gioielli da tirare fuori al momento opportuno, per sfoggiarli davanti al mondo intero che ammira ed invidia. Ecco la terra della Trinacria, che nell’immaginario dei due stilisti Dolce e Gabbana si plasma ogni stagione in forme nuove e sofisticati riferimenti. E non delude l’ultima sfilata, quella per la primavera/estate 2016, presentata a Milano nella Settimana della Moda maschile.

Dal baule dei ricordi dell’isola nel Mediterraneo, i due pescano stavolta un esotismo affascinante quanto pericoloso: la Palazzina Cinese di Palermo. In pochi sanno, infatti, che il monumento riproduce dragoni, pavoni e simboli orientali solo per il divertimento di Ferdinando I di Borbone. Non si tratta di un monumento cinese, ma di squisito rococò esotico. «È una suggestione che viene la lontano – spiegano – fin da quando scattammo una campagna pubblicitaria con la modella Marpessa e il fotografo Ferdinando Scianna. Rivedendo questo capolavoro dell’esotismo italiano ce ne siamo innamorati di nuovo».

Il gusto inconfondibile del duo si rivela nel trasformare riferimenti intellettuali e sofisticati in desiderabili creazioni pop. In una sfilata – evento con 102 uscite, Dolce e Gabbana hanno mescolato i fiori di mandorlo alle sete orientali, i dragoni cinesi ai limoni, alle arance e alle palme siciliane. Con un risultato che riesce ad essere estroso ma non per questo carnevalesco. Alle ispirazioni di questa onirica Sicilia mescolata alla Cina si aggiunge, infatti, il taglio perfetto dei completi sartoriali. Per di più, confezionati sui fisici “complicati” di un esercito multietnico di modelli. Contrariamente alla tendenza odierna di far sfilare uomini e donne filiformi, le cui fisicità quasi si confondono, i due scelgono ragazzi dalle spalle ampie e dal fisico scolpito. Difficilissimo da vestire (bene) con completi e giacche.

Solo chi osserva attentamente riuscirà a cogliere il più sottile dei riferimenti. Su abiti ed accessori si ripete la figura del pavone, con i suoi colori sgargianti, che in Cina rappresenta Quan Yin, la dea della compassione. Accostata con delicatezza alla madre compassionevole della cultura occidentale, la Vergine Maria alla quale sono tanto devoti. E torna così il tema della madre, che ha caratterizzato l’ultima collezione donna. Il cerchio si chiude, la sfilata finisce e noi resta la certezza di aver assistito a qualcosa di magico.