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“Se la mancanza di acqua calda nella cella è compensata dalla possibilità di fare la doccia all’esterno non sussistono le condizioni di grave pregiudizio detentivo”: con queste motivazioni il magistrato di sorveglianza di Viterbo, Albertina Carpitella, ha rigettato il reclamo del palmese Francesco Ribisi, arrestato e condannato a 13 anni di carcere con l’accusa di essere il numero due di Cosa Nostra in provincia di Agrigento, e di altri sei detenuti al 41 bis nel carcere laziale. Ribisi e gli altri ospiti della struttura, sottoposti al regime detentivo del “carcere duro”, avevano presentato un reclamo formale sostenendo che le condizioni di vita all’interno delle loro celle non fossero accettabili e conformi alle normative. In particolare l’ultimo rampollo della storica famiglia mafiosa siciliana lamentava il fatto che all’interno della propria cella non vi fosse sufficiente luminosità sia naturale che artificiale e che dai rubinetti uscisse soltanto acqua fredda. I

l magistrato di sorveglianza nei mesi scorsi ha incaricato l’Asl di eseguire alcuni sopralluoghi per verificare le lamentele dei detenuti. “I tecnici – scrive il magistrato di sorveglianza nel provvedimento – hanno rilevato una sufficiente illuminazione in tutte le camere e inoltre i detenuti possono acquistare delle lampade da tavolo che consentono di aumentare la luminosità complessiva e di potere più agevolmente dedicarsi alla scrittura e alla lettura”. Discorso a parte per l’acqua calda. “La direzione del carcere di Viterbo – sottolinea il giudice – ha comunicato che per motivi strutturali l’acqua calda è erogata negli appositi locali destinati alle docce che possono essere effettuate tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 18”.

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