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“Gli accordi con gli esponenti mafiosi sono stati rispettati e la prova è stata anche la sua rielezione a sindaco di Agrigento”. Due udienze non sono bastate al pubblico ministero della Dda Giuseppe Fici per concludere la requisitoria del processo nei confronti di Calogero Sodano, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il magistrato che rappresenta l’accusa ha ripercorso le tappe dell’inchiesta che abbraccia tredici anni di storia politica cittadina. “È diventato il primo sindaco eletto dal popolo perché la mafia nel 1993 indirizzò i suoi voti su di lui per sconfiggere l’avversario Giuseppe Arnone, candidato di Legambiente di cui era presidente regionale”. Il processo è in corso con rito abbreviato davanti al gup di Palermo Sergio Ziino. L’eventuale condanna, quindi, sarebbe ridotta di un terzo. La requisitoria si dovrebbe concludere alla successiva udienza del 22 luglio. Tutte le premesse, intanto, sembrano portare alla richiesta di condanna. Tutto parte dalle elezioni comunali di 22 anni fa. Innanzitutto Sodano avrebbe “sollecitato e ottenuto” il sostegno del boss di Villaseta Arturo Messina che organizzò – sostiene l’accusa – una vera e propria raccolta di voti per sconfiggere Arnone. In cambio, sostiene il pm, “Sodano promise di diventare a totale disposizione di Cosa Nostra”.

Sodano, sempre secondo l’accusa, avrebbe stretto accordi con i boss per farsi eleggere sindaco per la seconda volta nel 1997, per candidarsi alle Europee nel 1999 (ma non fu eletto) e per approdare al Senato nel 2001.

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