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Tre anni esatti dopo il blitz “Nuova Cupola”, scattato il 26 giugno del 2012, Leo Sutera ha scontato il suo debito con la giustizia. Il sessantacinquenne, soprannominato “il professore” perché in passato insegnava educazione fisica, per il giudice di primo grado e per la Corte di appello è stato il nuovo capo di Cosa Nostra della provincia di Agrigento nel breve periodo successivo alla cattura in Francia di Falsone, vale a dire dal 25 giugno del 2010. La condanna, tuttavia, fra giudizio abbreviato e “continuazione” (un istituto che accorcia la pena quando, ad esempio, si riportano più condanne per lo stesso reato), è stata particolarmente contenuta. In primo grado il gup di Palermo, Daniela Cardamone, gli aveva inflitto sei anni. I giudici della terza sezione penale della Corte di appello hanno dimezzato la pena che, quindi, da ieri è interamente espiata.

La condanna potrebbe diventare definitiva se il boss non si rivolgerà in Cassazione. I termini, dopo il deposito delle motivazioni di appello, sono ancora aperti. Nel frattempo, però, la pena è stata scontata. Sutera non torna libero solo perché ha un altro piccolo debito con la giustizia da espiare. Deve infatti scontare un’altra condanna a poco più di tre mesi perché è diventata definitiva una sentenza per minacce ai carabinieri. Il boss, la cui figura rappresenta l’ideale continuazione dell’inchiesta “Cupola”, era stato riconosciuto colpevole di avere minacciato i carabinieri che erano andati nella sua abitazione per controllare che rispettasse gli obblighi della sorveglianza speciale. Fra qualche settimana, in ogni caso, l’uomo che spaccò in due la Procura di Palermo (la decisione di arrestarlo fu contestata dall’aggiunto Teresa Principato perché riteneva che seguendolo si potesse arrivare a Matteo Messina Denaro) tornerà in libertà.

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