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“Mai dette quelle frasi, ho firmato il verbale e sono andato via perché ero intimorito ma non è affatto vero quello che c’è scritto”. Clamorosa marcia indietro di tre testimoni al processo scaturito dall’operazione “Gioventù bruciata”, nata dagli sviluppi dell’inchiesta “Capo dei capi”. L’indagine, come aveva ricostruito il pm Matteo Delpini nella requisitoria dello stralcio abbreviato, avrebbe consentito di individuare una rete di spacciatori che aveva fra i clienti soprattutto giovani minorenni.

Tre di loro, ormai poco più che ventenni visto che i fatti risalgono al 2009, sono stati ascoltati ieri al processo nei confronti dei cinque imputati che non hanno chiesto riti alternativi. Si tratta di Gianluca Infantino, 28 anni, Marco Venturini, 30 anni, Giuseppe Pisano, 56 anni, Gaspare Valenti, 48 anni, e Giovanni Silvestre Russo, 25 anni. Il dibattimento è in corso davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli. Tre ragazzini, che sei anni fa avevano contribuito in maniera decisiva all’esito dell’indagine facendo nomi e cognomi dei loro presunti spacciatori, ieri hanno completamente ritrattando rischiando una denuncia per falsa testimonianza.

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