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D'Orsi abbraccia il suo avvocato Daniela Posante dopo la lettura del verdetto

“Approfittatore della propria posizione” ma al tempo stesso da lodare “perché ha ridotto la spesa pubblica”. I giudici della prima sezione penale, che il 30 marzo scorzo hanno condannato a un anno di reclusione per abuso di ufficio l’ex presidente della Provincia Eugenio D’Orsi, assolto però dalla quasi totalità delle accuse, hanno depositato la sentenza. Il presidente del collegio Giuseppe Melisenda Giambertoni ha scritto 206 pagine di motivazioni che aprono i termini per l’appello. Da una parte il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il pm Carlo Cinque che avevano chiesto la condanna a sei anni per tutti i capi di imputazione e adesso potrebbero riproporre la questione in secondo grado. Dall’altra i difensori, gli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari, che si rivolgeranno alla Corte di appello per chiedere l’assoluzione dall’accusa di avere ottenuto il rimborso di una quindicina di pranzi senza che risultasse motivato il fine istituzionale.

“IMPUTATO APPROFITTATORE MA RISPARMIATORE”. I giudici osservano che D’Orsi “nel corso delle dichiarazioni rese prima della requisitoria ha documentato gran parte delle spese”. La giustificazione però, in alcuni casi, non ha convinto. E su questo nella sentenza si usano toni particolarmente duri. “Emerge l’esclusivo proposito dell’imputato di approfittare della propria posizione per farsi spesare esporsi effettuati per fini personali, ancor più evidente e carico di iattanza nel caso di consumazioni di pochi euro”. D’Orsi aveva persino sostenuto di avere incontrato una personalità istituzionale in autogrill a cui aveva offerto qualcosa ottenendone il rimborso come “spesa di rappresentanza”. Parole durissime ma non solo. I giudici ad esempio concedono le attenuanti generiche a D’Orsi, non solo per l’incensuratezza, ma perché “è documentata una apprezzabile attenzione al contenimento della spesa pubblica dell’ente”. IL CASO DELLE PALME: “AGRONOMO CREDIBILE”. Un’accusa di peculato da cui è stato assolto si riferiva al presunto utilizzo dell’agronomo della Provincia Giovanni Alletto, fotografato dai finanzieri il 26 novembre del 2010 con gli stivali gialli mentre, durante l’orario di servizio, guidava gli operai alla messa a dimora di quaranta palme. Alletto aveva spiegato che si trovava là “per parlare di lavoro col presidente” e che gli stivali li aveva messi “perché gli operai stavano distruggendo le piante con una manovra maldestra”. I giudici gli credono e puntano su un particolare: “Aveva un abbigliamento inadatto a dirigere lavori di giardinaggio, la sua presenza era casuale”. L’altro presunto peculato scaturiva dal fatto che D’Orsi si sarebbe appropriato di quelle stesse palme che invece erano state comprate dalla Provincia per abbellire le scuole. Per questo fatto i giudici avevano emesso un’ordinanza con cui spiegano che si tratterebbe di “corruzione per l’esercizio della funzione” e restituiscono gli atti in Procura.

LAVORI NELLA SUA VILLA NON PAGATI. Tre le ipotesi di concussione: D’Orsi, secondo i pm, nel 2011 aveva abusato del suo ruolo istituzionale per non pagare lavori oppure pretendere sconti da imprese e professionisti. I giudici lo assolvono con motivazioni differenti. “I rapporti con l’imprenditore Gaspare Chianetta (che eseguì degli scavi nella villa di Montaperto) sono ambigui ma non c’è prova di un abuso”. Esclusi abusi anche nei confronti dell’architetto Vincenzo Buono, precario della Provincia, che diresse i lavori gratis. “Erano amici e si deve escludere un condizionamento”, scrive Melisenda Giambertoni. Discorso a parte per i lavori che avrebbe omesso di pagare all’impresa di Vincenzo Vecchio che ha ritrattato in aula dopo una denuncia di estorsione da parte di D’Orsi anche se la Procura li ha indagati entrambi, oltre a un amico comune, per tentata corruzione in atti giudiziari. Secondo i giudici Vecchio è credibile nella sua prima deposizione “quando dice di essere stato pagato”.

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