SHARE

Il bos Giuseppe Falsone, 45 anni, – come riporta oggi in esclusiva il Giornale di Sicilia – racconta di essere convertito. Il regime del 41 bis, a cui è sottoposto da cinque anni, quando è scattata la cattura a Marsiglia che ha posto fine alla sua decennale latitanza, non gli consente però di incontrare il suo padre spirituale della Chiesa valdese. L’ex numero due di Cosa Nostra siciliana, che in carcere ci resterà tutta la vita per scontare ergastolo e varie condanne, non l’ha presa bene e ha inoltrato una formale protesta all’amministrazione penitenziaria con cui lamenta “una vergognosa violazione del diritto all’assistenza religiosa”.

Il boss, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Novara, ha preso carta e penna e ha scritto di suo pugno una lettera di tre pagine indirizzandola al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria del Piemonte. Falsone, da insospettabile giurista, elenca pure una serie di articoli della Costituzione (quelli che sanciscono l’uguaglianza delle religioni e il diritto di professarle liberamente) nonché una legge che regola l’assistenza religiosa negli istituti di pena. La conclusione dell’ex potentissimo capomafia è quella di essere “vittima di un abuso di ufficio”. Tutto nasce dalla presunta mancata autorizzazione della direzione del carcere piemontese a incontrare il ministro di culto della Chiesa valdese che lo avrebbe dovuto assistere spiritualmente. “Il 27 novembre scorso – scrive il boss Falsone nel suo reclamo – vengo a conoscenza tramite una lettera speditami dal mio ministro di culto che non gli è stato consentito l’accesso nell’istituto penitenziario”. Falsone attacca: “Ritengo sia palese la violazione del mio diritto all’assistenza spirituale”.

SHARE