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Un faro illuminato nella notte, che indica la via ai viaggiatori e ai marinai. Oppure nel limpido cielo del mattino, che si staglia sul paesaggio marino. Ispiratore di quadri, di libri (dalla Wolfe a Baricco), onnipresente in film e telefilm (basti pensare alla fortunata serie tv sul Commissario Montalbano). Il faro, nella vita e nell’arte, è un punto fermo che guida nelle tempeste.

Tantissimi fari della nostra penisola sono stati però abbandonati, lasciati nel degrado e dimenticati. Così l’Agenzia del Demanio ha varato il “piano fari”, che permetterà di trasformarne alcuni in dimore di lusso e resort, oppure in residenze per fini religiosi e spirituali. Sono 11 in questo momento i fari considerati idonei per il progetto, che prevede la concessione fino a 50 anni a privati che gestiscano la ristrutturazione e riqualificazione d questi edifici. Quattro di questi gioielli abbandonati si trovano in Sicilia. Si tratta del Faro di Brucoli ad Augusta (in provincia di Siracusa), quello di Murro di Porco a Siracusa,  Capo Grosso nell’Isola di Levanzo (Trapani) e infine quello di Punta Cavazzi ad Ustica.

Si apriranno a breve i bandi per la concessione ad enti turistici che li trasformino in calamite d’attrazione per le nostre spiagge, con tutti i comfort e i lussi di un resort. la collaborazione tra enti pubblici e privati, spiega il direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi, sarà a beneficio di tutta la collettività e andrà a valorizzare le bellezze artistiche e naturali delle quali la Sicilia dispone. «L’attività di segnalamento rimarrà – aggiunge il ministro Roberta Pinotti – non dismettiamo il patrimonio, lo rendiamo utile senza porre alcun limite operativo».

Il primo esempio positivo è stato quello del faro di Capo Spartivento, in Sardegna, e pian piano in tutta Italia si diffonderanno questi speciali resort. Per regalare ai turisti in visita nel Bel Paese un’esperienza unica ed affascinante.

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