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Questa notte è morto Santo Della Volpe. Ne dà notizia una nota dell’Usigrai. “Un pilastro del giornalismo. Firma di prestigio del Tg3. Un punto di riferimento della professione e del sindacato dei giornalisti. Sempre in prima linea nel suo impegno sociale e professionale in favore della legalita’, contro ogni bavaglio, nella lotta alle mafie, contro le morti sul lavoro. Da sempre impegnato nell’Usigrai, direttore di LiberaInformazione, tra i fondatori di Articolo 21, da alcuni mesi Presidente della Fnsi”, continua l’Usigrai. “Restera’ con noi il suo esempio, continua la nota, la sua passione, il suo incessante impegno per i valori della liberta’ e del Servizio Pubblico”.

“La notizia della morte di Santo Della Volpe sconvolge e rattrista nel profondo del cuore chi gli è stato vicino nella vita e quanti – soprattutto nel mondo del giornalismo associato nazionale e internazionale e nelle formazioni della società civile – hanno avuto modo di collaborare e confrontarsi con lui. Mi pare impossibile doverne parlare al passato, ripensando anche a un suo recente intervento pubblico sul valore della solidarietà internazionale per affermare e tutelare a ogni latitudine la libertà di espressione e di stampa”. E’ quanto dichiara in una nota Franco Siddi, ex segretario Fnsi, del Comitato esecutivo Ifj. “Da presidente della Fnsi, nei cinque mesi e mezzo trascorsi dal congresso che lo aveva eletto a Chianciano, non aveva mai fatto mancare il sostegno alla Federazione internazionale e a quella europea dei giornalisti in campo per questo in tanti fronti caldi (dall’Egitto, alla Turchia, dalla Somalia all’Iraq) e in Paesi Europei, dove in nome della sicurezza si stanno varando norme liberticide. Alla famiglia e alla Fnsi i sentimenti del profondo cordoglio personale, cui si unisce la Ifj (Federazione Internazionale dei Giornalisti)”, conclude Siddi.

“Perché Santo Della Volpe, che ricordiamo con grande affetto e rimpianto, era così amato e stimato? Perché quando prendeva la parola ai congressi del Sindacato dei giornalisti, negli organismi di categoria, nelle iniziative di Articoli 21 e di Libera Informazione, tra le colleghe e i colleghi presenti si faceva silenzio? Accadeva perché la sua era una leadership che esprimeva un insieme importante di valori, professionali e umani, politici e culturali, indiscutibili. Frutto di una formazione e di una pratica di vita e di idee nell’area del giornalismo progressista, libero, orgoglioso della propria indipendenza. Ma che, alla fine, riusciva a rappresentare tutte le istanze, le culture politiche e sindacali che fanno della difesa dei diritti e delle libertà la propria stella polare”. E’ quanto si legge in una nota congiunta del presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, e del vicepresidente vicario, Paolo Serventi Longhi. “Pur appartenendo a due generazioni diversi di giornalisti lo abbiamo conosciuto bene, abbiamo apprezzato le sue capacità professionali di inviato del servizio pubblico, il suo impegno nel Sindacato e nelle Associazioni, la sua pervicace volontà di salvaguardare l’unità, l’auonomia e la difesa dei giornalisti italiani e dei loro istituti. Grazie Santo”, concludono Camporese e Serventi Longhi.

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