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Mettersi nei panni dell’altro. In questo caso, l’altro e’ una persona disperata, in fuga dalla fame e dalla guerra; alla ricerca di liberta’ e dignita’. Ma proprio per questo piena di speranza. Ci vuole coraggio a prendersi i panni dei migranti che intraprendono il ‘viaggio della speranza’ ed arrivano sulle coste italiane. E’ intorno a questo scopo che si muove il romanzo “L’onda opposta” (Edizioni Haiku) di Patrizia Caiffa, giornalista dell’agenzia Sir, e Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale della Caritas Italiana: Un racconto irreale che propone con originalita’ la questione d’attualita’ delle migrazioni. Il romanzo e’ ambientato nell’Italia della crisi economica ed occupazionale. I protagonisti – Valeria, meridionale ventenne, giornalista precaria, e Pino, camionista lombardo con moglie e figli che ha perso il lavoro – decidono di dare una svolta all’insoddisfazione della loro vita con un gesto impensabile: tentare il ‘viaggio della speranza’ dei migranti sul Mediterraneo in senso inverso, da Lampedusa alla Tunisia. Si ritrovano in una barca – in condizioni certo meno disagiate dei profughi – insieme ad altri italiani, 15 in complesso; un gruppo di tutte le eta’ ed estrazione sociale, che durante il viaggio raccontano la quotidianita’ e i problemi che li hanno spinti a partire. Sono i primi italiani che cercano di cavalcare l’onda opposta. “L’appuntamento era per il 29 giugno all’imbrunire, sul molo. Una parola in codice, una specie di password per riconoscerci. Si’ perche’ ormai – si legge nel libro – non abbiamo neppure i soldi per pagarci la ricarica del cellulare. Ci presentiamo. Siamo talmente diversi uno dall’altro che mi sa tanto di un’armata Brancaleone che va a combattere una battaglia gia’ persa in partenza. Altro che gruppo. Parola in codice e via, si parte. Speriamo bene, Speriamo bene. Speriamo bene”. “Guardo la scia laterale di spuma bianca che si forma quando l’imbarcazione spezza il mare. Sono due movimenti contrari un’ onda che va, un’altra che torna. Noi stiamo cavalcando l’onda opposta. Una risacca ineluttabile ci riporta a territori del passato che avremmo voluto dimenticare per sempre, oceani di emigrazioni povere intenzionalmente rimosse dalla memoria collettiva. Eppure andiamo avanti, con fatica, verso qualcosa di nuovo che non sappiamo”. Il libro, presentato oggi a Roma, ha la prefazione del presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick: “Ben venga chi cerca di rimettere l’onda, le lancette dell’orologio, la prospettiva della storia, nel senso giusto, che stiamo perdendo. E’ il senso della sicurezza dalla fame, dalla sete, dalla guerra e dalla morte; e’ il senso della dignita’ nel rapporto con l’altro, qualunque sia il suo modo di esprimersi, il suo credo, il suo retroterra culturale e umano. Sono patrimonio di tutti, anche degli altri, non soltanto di pochi privilegiati come noi senza proprio merito, ma per caso”. (ANSA)