SHARE

“Pizzo ai negozianti cinesi? Sono entrato solo per comprare una zineffa ma non ne avevano”. Il palmese Giovanni Alotto, 32 anni, si difende dalle tre accuse di tentata estorsione con metodo mafioso che la Dda gli contesta. Alotto, insieme a Giuseppe Mulè, 47 anni, anch’egli palmese e già condannato in due gradi di giudizio a poco meno di sette anni, è accusato di avere chiesto 400 euro al mese al titolare di un negozio di abbigliamento.

Mulè avrebbe fatto la richiesta e Alotto lo avrebbe spalleggiato. “Io e Mulè – ha detto invece Alotto – siamo amici. Quel giorno lui doveva comprare qualcosa e io ero con lui perché cercavo una zineffa”. Alotto ha dato la sua versione anche sugli altri due presunti episodi di estorsione ipotizzati dal pm della Dda Emanuele Ravaglioli. La Procura lo accusa di avere avvicinato il farmacista Claudio Miceli insieme allo stesso Mulè chiedendogli del denaro. “Mulè – ha raccontato Alotto al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni – ha incontrato casualmente il dottore Miceli in un bar del paese e hanno discusso cordialmente del più e del meno”.

Smentita anche la presunta estorsione al titolare della ditta Fortè il cui autista sarebbe stato avvicinato da Alotto e Mulè con la complicità di un dipendente del supermercato (Calogero Amato, 43 anni, altro imputato di questo stralcio, difeso dall’avvocato Santo Lucia) per fargli sapere che il suo capo “a casa di altri doveva bussare”. Così Alotto: “Mulè gli ha che detto cercava il titolare da due mesi perché voleva dei cartoni”. Il 12 ottobre è in programma la requisitoria.

SHARE