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Tre assoluzioni e una sola condanna, quella del quarantatreenne Alfonso Sanfilippo al quale peraltro è stata inflitta una pena (due anni e due mesi di reclusione) largamente inferiore ai dodici anni e sei mesi proposti dal pm Rita Fulantelli. Salvatore Radio, 50 anni, Salvatore Miliziano, 26 anni, e Salvatore Di Betta, 35 anni, sono stati invece scagionati con varie formule. Questo l’esito del processo per i quattro imputati dell’inchiesta “Hardom” che non hanno scelto il giudizio abbreviato. La sentenza è stata letta ieri, poco dopo le 14,30, dal presidente della prima sezione penale Giuseppe Melisenda Giambertoni con i giudici a latere Michele Còntini e Agata Anna Genna. I quattro imputati erano accusati di avere fatto parte di un’associazione a delinquere dedita al traffico di droga. Il pm della Dda Rita Fulantelli, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna di tutti. Dodici anni e sei mesi di reclusione erano stati proposti per Sanfilippo; dodici anni ciascuno per gli altri tre.

Lo stesso Sanfilippo è stato riconosciuto colpevole ma la pena è stata ridotta rispetto alle richieste perché gli è stata riconosciuta la “lieve entità” e sono cadute le aggravanti. L’inchiesta, l’8 febbraio del 2011, è sfociata in undici provvedimenti di fermo disposti dai pm della Dda che ipotizzavano il reato, contestato fino al processo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio.

Secondo la Procura antimafia, competente nelle indagini di droga solo se è contestata l’associazione a delinquere, l’organizzazione avrebbe acquistato grossi quantitativi di cocaina per poi rivenderli al dettaglio a Porto Empedocle e a Favara. Sull’indagine aleggia l’ombra della mafia per la caratura dei personaggi coinvolti. Uno dei principali indagati, l’empedoclino Salvatore Prestia, è il cognato di Fabrizio Messina, fratello di Gerlandino, ex capo di Cosa Nostra agrigentina arrestato il 23 ottobre del 2010.

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