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Non ci fu alcun abuso di ufficio nella stabilizzazione di alcuni dipendenti dell’Ecap. Il caso dell’assunzione della moglie di un maresciallo, che secondo la Procura sarebbe stata “barattata” con un’ispezione “erronea blanda e lacunosa”, va invece approfondito in dibattimento insieme ad altri episodi connessi.

Questa la decisione del giudice Alessandra Vella al termine dell’udienza preliminare sull’inchiesta che ha passato al setaccio anni di attività dell’istituto di formazione Ecap. Il gup ha deciso tre rinvii a giudizio e tre proscioglimenti. A processo, il prossimo 12 ottobre davanti alla seconda sezione, vanno l’avvocato Ignazio Valenza, 51 anni, ex presidente dell’Ecap e di Casa Amica – i due enti al centro del processo – nonché consigliere dell’Ordine forense; e i marescialli dei carabinieri Antonio Arnese, 46 anni, ex comandante del Nucleo ispettorato del lavoro, e Vincenzo Mangiavillano, 60 anni, per anni a capo della sezione di polizia giudiziaria della Procura. Non luogo a procedere per tre impiegati dell’ente inizialmente inquadrati come lavoratori a progetto e poi, nel 2011, stabilizzati. Si tratta di Giuseppe Valenza, 47 anni, cugino dell’ex presidente; Sebastiandaniele Castelli, 32 anni, e Mario Carmina, 49 anni. Secondo il pm Andrea Maggioni la trasformazione del contratto sarebbe stata illegittima perché una legge regionale avrebbe bloccato le assunzioni.

Valenza sarà processato per i reati di calunnia, corruzione, tentata estorsione e un’altra ipotesi di peculato che scaturisce dalla destinazione ritenuta illegittima dei fondi degli stipendi. L’inchiesta, avviata proprio per le presunte irregolarità nelle stabilizzazioni, si estese ad altri episodi. I carabinieri e Valenza sono accusati di corruzione perché Arnese (difeso dall’avvocato Daniela Posante) avrebbe “contrattato” l’assunzione della moglie all’istituto Casa Amica – presieduto anch’esso da Valenza – in cambio di un controllo addomesticato all’Ecap da parte dell’ispettorato.

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