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La cucina italiana, una delle più ammirate e amate del mondo, sfregiata dalle imitazioni poco salutari dall’estero. Questa la denuncia che arriva da Expo 2015. A parlarne è la Coldiretti, durante la propria Assemblea Nazionale. 

Secondo uno studio lanciato dalla stessa Coldiretti, a mettere in commercio interpretazioni fantasiose di prodotti tipici italiani e ricette di pasta e pizza inventate, è almeno un Paese su quattro. Si va dalla Pomarola brasiliana al Thai pesto venduto negli Stati Uniti, dall’espresso Mafiozzo in Germania al Parmesan russo. E poi ricette inventate di sana pianta e spacciate per tradizionali della cucina italiana: in Austria i tortelloni con la polenta, in Cina la pizza col pollo.

«Difendere il nostro patrimonio agroalimentare all’estero è un’area prioritaria di intervento a tutela dell’identità nazionale» sostiene il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Un settore per il quale dovremmo essere leader mondiali ma che spesso è osteggiato da prodotti fasulli e addirittura provvedimenti ad hoc, come la legge europea che vorrebbe imporre di produrre i formaggi con latte in polvere. Cosa che creerebbe un’immensa perdita di know-how agroalimentare e anche di soldi.

60 miliardi di euro e 300 mila posti di lavoro, sarebbe la cifra stimata da Coldiretti che ogni anno l’Italia può perdere a causa della contraffazione e falsificazione di prodotti alimentari. Un rischio che il nostro Paese non può certo permettersi. E che, al contrario dei settori moda e tecnologia, non proviene dai Paesi poveri o in via di sviluppo ma da quelli più ricchi come appunto Germania, Stati Uniti, Australia. «Siamo venuti a Expo puntando tutto sulla verità e sulla nostra agricoltura distintiva» ha sottolineato ancora Moncalvo. Proprio grazie alla spinta di Expo 2015, i prodotti alimentari made in Italy hanno visto un’impennata nelle esportazioni all’estero, con percentuali d’aumento che superano in alcuni Paesi il 50%. Contemporaneamente, è aumentato in Italia del 12% il numero di giovani impiegati in agricoltura. Numeri che fanno ben sperare e che dobbiamo difendere a tutti i costi da chi minaccia la cucina italiana.